giovedì 09 settembre 2010
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Sommergibili della Regia Marina

Regi sommergibili classe 600
Scritto da Blumen   

Piani costruttivi Classe 600Nel periodo tra le due guerre la Regia Marina compì un notevole sforzo di rinnovamento e a causa delle limitazioni imposte dal trattato di Washington del 1921 molte delle risorse furono destinate dell’arma subacquea. Gli indirizzi strategici italiani dell’epoca avevano come nemico “istituzionale “la Francia che ci contendeva il predominio del Mediterraneo e benché il suddetto trattato avesse di fatto sancito la parità di tonnellaggio tra le due flotte ,l’Italia per inferiori risorse non riuscì mai a compensare lo svantaggio con la marina francese per cui si ritenne , a ragione,che la minaccia subacquea potesse compensare lo sbilanciamento di forze.

Allo scopo furono individuate due tipologie, il sommergibile “oceanico” di grande stazza e autonomia da utilizzare nella guerra di contrasto al commercio con le colonie francesi d’oltremare , e il tipo “costiero” per il teatro domestico; e se del primo tipo si ebbero diversi progetti e classi del secondo tipo ci si concentrò quasi esclusivamente su di un unico tipo conosciuto come “classe 600” .

Progettato dall’Ing. Bernardis del genio navale con le iniziali 7 unità della classe “Argonauta“ questo tipo di battello fu poi riprodotto in 5 classi per un totale 59 unità.

R. Smg. Argonauta

Le loro caratteristiche iniziali si possono riassumere come segue:


  • Dislocamento in superficie 665 t
  • Dislocamento in immersione 810 t .
  • Lunghezza 61,5 m
  • Larghezza 5,65 m
  • Pescaggio 4,65 m .


I motori erano due Diesel a due tempi con rotazione reversibile di costruzione FIAT o CRDA a seconda del cantiere da 1250 cv abbinati a due motori elettrici da 800 cv complessivi .

Le velocità erano rispettivamente di 14 nodi e 8 nodi con una autonomia di 2300 miglia alla massima velocità in emersione e di 110 miglia a 3 nodi con i motori elettrici.

L’armamento silurante, comune a tutte le classi , era di 6 Tubi da 533mm (4 AV e 2 AD) , con una dotazione di 12 siluri .

In coperta era montato un cannone da 102/35 mm ( 100/47 sulle classi più recenti ) e per la difesa antiaerea erano montate 2 mitragliere da 13,2 mm.

L’equipaggio previsto era di 4 ufficiali e 32 tra sottufficiali e marinai.


Lo schema progettuale era il solito adottato da Bernardis nei suoi progetti , semplice scafo con doppi fondi centrali resistenti in cui erano ricavate le casse di emersione rapida e compenso e sull’esperienza negativa di precedenti realizzazioni col medesimo schema ,il progettista decise fin da subito furono di dotarli di controcarene esterne all’altezza del galleggiamento , soluzione che migliorava sensibilmente la stabilità trasversale in superficie e permetteva l’alloggiamento di parte del combustibile oltre a delle casse di zavorra.

Lo scafo resistente era in acciaio al nichel di sezione cilindrica con sezione decrescente verso le estremità chiuso da calotte sferiche e diviso in sei compartimenti stagni che sulla carta doveva permettere di raggiungere una profondità operativa di 80m ,anche se in condizioni operative questa profondità fu ampiamente superata senza particolari problemi a testimonianza della bontà della costruzione.

Alle prove in mare le unità non palesarono evidenti difetti di tenuta del mare per merito di forme indovinate dello scafo esterno e sufficientemente manovriere sia in superficie come in immersione grazie alla buona superficie di controllo fornita dal timone verticale semicompensato e dalle due coppie di timoni di profondità ( di cui gli anteriori abbattibili).

Le buone impressioni suscitate dagli “Argonauta” ne incoraggiarono la replica nell’immediatamente successiva classe “Sirena” .

Costruita in 12 unità rispetto agli “Argonauta” i “Sirena” ebbero aumentata la capacità di carburante (da 28 a 45 t ) ,ottenuta con l’allargamento delle controcarene esterne .

Altre modifiche introdotte furono la prua resa più affilata nel disegno, una più moderna dotazione di apparecchiature e dei motori temici più potenti .

In coperta fu montato un più moderno cannone da 100/47


Queste le caratteristiche dei “Sirena”:


  • Dislocamento in superficie 680 t
  • Dislocamento in immersione 845 t .
  • Lunghezza 60,18 m
  • Larghezza 6,45 m
  • Pescaggio 4,6
  • Potenza motori diesel 1350 cv
  • Potenza motori elettrici 800 cv
  • Velocità 14 / 7,7 nodi

Autonomie :

  • 4800 nm a 8,5 nodi
  • 72 nm a 4 nodi


R.Smg. Berillo

A partire dal 1935 furono impostate altre 10 unità della classe “Perla” con ulteriore miglioramento nei motori diesel ora di 1400 cv.

L’ autonomia in superficie aumentò, per questa classe,a 5200 miglia a 8 nodi.

Il dislocamento di 700 t in superficie e 860 t in immersione .

Altre modifiche furono un migliore impianto di condizionamento e la dotazione di apparecchiature Radiogoniometriche più moderne.

La successiva serie di 17 unità , la più numerosa, fu quella denominata “africana” o “Adua” , furono la sostanziale replica dei “Perla” e vennero costruiti a partire dal 1936.

Torretta del R. Smg. Platino in una ricostruzione 3d

Gli ultimi della serie i “Platino” o “Acciaio” beneficiando delle esperienze maturate durante la guerra furono quelli con le maggiori differenze rispetto alla serie iniziale.

Ebbero da subito una falsa torre di tipo “ tedesco” a bassa visibilità e delle migliori e più silenziose apparecchiature di bordo.

R. Smg. Acciaio

Le loro caratteristiche erano le seguenti:


  • Dislocamento in superficie 712 t
  • Dislocamento in immersione 865 t .
  • Lunghezza 60,18 m
  • Larghezza 6,47 m
  • Pescaggio 4,85 m

  •  
  • Potenza motori diesel 1400 cv
  • Potenza motori elettrici 800 cv
  • Velocità 14 / 7,7 nodi

Autonomie

  • 5000 nm a 8,5 nodi
  • 80 nm a 3 nodi



L’attività operativa a causa del teatro ristretto e , soprattutto inizialmente , per un impiego operativo che imponeva una tattica di agguato fisso che si rivelerà sbagliato, fu fatale a quasi tutte le unità .

I primi a ricevere il battesimo del fuoco furono durante la guerra di Spagna l’Iride e l’Onice “prestati” alla marina falangista con il nome di Gonzales Lopez e Aguilar Tablada .

Tra i successi si menzionano tra gli altri l’affondamento del caccia inglese Hyperion da parte del Serpente ,l’affondamento dell’incrociatore Bonaventure da parte dell’Ambra, l’affondamento del Cairo ad opera dell’Axum e il danneggiamento degli incrociatori Nigeria e Kenia da parte dell’Axum e dell’Alagi oltre a successi contro il naviglio mercantile .

Quattro battelli : Iride, Ambra, Gondar e Scirè furono trasformati per il trasporto di mezzi di assalto subacquei . l’Iride e il Gondar affonderanno nel 1940 durante i primi due tentativi falliti di assalto alla base di Alessandria.

L’Ambra si perderà autoaffondato dall’equipaggio dopo l’8 settembre dopo aver partecipato al quarto tentativo di assalto ad Alessandria e a quello coronato da successo al porto di Algeri.

Meritevole di trattazione separata è invece la carriera dello Scirè premiato con medaglia d’oro al valor militare di cui citiamo su tutte l’assalto del 19 dicembre 1941 al porto di Alessandria con l’affondamento delle corazzate Valiant e Queen Elizabeth .

Degno di nota è anche il trasferimento del Perla dalla base di Massaua prossima ad essere invasa dalle truppe inglesi fino alla base atlantica di Bordeaux con circumnavigazione del continente africano e successivo rientro in mediterraneo attraverso lo stretto di Gibilterra .

itinerario seguito dal R. Smg. Perla

Unico fra tutti i “600” a prestare servizio anche nella neonata Marina Militare del dopoguerra sarà il Giada ( serie Acciaio) che assieme al Vortice (classe Flutto) e al Calvi 2° ( ricostruzione del Bario –cl. Flutto) saranno gli unici superstiti della gloriosa arma subacquea della Regia Marina.

 
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