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Pagina 1 di 2 Durante la seconda guerra mondiale le perdite subite dall'arma subacquea furono rilevanti e la cantieristica italiana si trovo' in gravissime difficoltà. Per alimentare lo sforzo bellico erano necessari sommergibili piu' numerosi e piu' rispondenti alle esigenze. Il punto di riferimento era la Germania che riusci' per buona parte della guerra a potenziare ed aggiornare i propri battelli in maniera efficiente. La cantieristica italiana pero' non aveva potenzialità adeguate al gravoso compito. Già alla fine del 1940 la Regia Marina dovette studiare un tipo di sommergibile a medio dislocamento che potesse essere prodotto in grande serie, la cui costruzione fosse sufficientemente robusta e con caratteristiche opportune di autonomia e di dislocamento limitato per ridurre i costi di produzione.
I battelli classe Argo si erano dimostrati, fin nei primi mesi di guerra, adeguati ad operare efficacemente sia in Mediterraneo che in Atlantico. Vennero quindi scelti come base per lo sviluppo di una nuova classe di battelli, con quota operativa, autonomia, velocità massima in superficie ed immersione migliorate, e con importanti aggiornamenti relativi alle apparecchiature operative, quali la centralina di lancio siluri e l'impianto di rilevamento idrofonico. La classe venne nominata “Tritone” e doveva essere costituita da 3 serie di 12,24 e 12 unità. Solo 5 battelli della prima serie videro azioni di guerra, mentre altri 3 non erano ancora operativi all'armistizio. Tutti gli altri erano in costruzione al termine delle ostilità.
Lo scafo resistente era costituito da lamiere saldate elettricamente a contropezze, con uno spessore massimo nella sezione maestra di 17mm. I rinforzi anticollasso erano chiodati allo scafo, ed avevano un interasse di 520mm. La parte centrale dello scafo esterno era resistente, ed alloggiava le casse compenso, olio, emersione e rapida immersione. Le parti di prua e poppa erano invece a struttura non resistente ed alloggiavano le casse zavorra ed il combustibile. La torre, di tipo tedesco, era costituita da lamiere di 4mm di spessore e per un raggio di 60cm dalla chiesuola della bussola, era in materiale amagnetico. L'impiantistica venne migliorata rispetto ai battelli classe Argo e vennero completamente eliminati il sistema di assetto e compenso automatico e l'impianto di condizionamento a cloruro di metile. L'apparato motore era costituito da due motori diesel a due tempi a semplice effetto, reversibili, FIAT MEX 328R, con iniezione diretta a otto cilindri, sviluppanti una potenza massima di 1200 cavalli ciascuno a 450 giri al minuto. I due motori elettrici erano C.R.D.A. a doppio indotto, con una potenza installata di 400 cavalli ciascuno. La batteria era suddivisa in due sottobatterie da 52 elementi ognuna. Ogni elemento pesava 720kg scarico ed erogava 4750Ah al regime di scarica di 1 ora o 9720Ah al regime di scarica di 20 ore.
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