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Articoli di tecnica navale
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Scritto da Canarb
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Lo studio della radiotelemetria e radiolocalizzazione è nato in Italia a cavallo degli anni 20-30 per merito delle esperienze di Guglielmo Marconi. Ma i nostri vertici mostrarono scarso interesse limitando i finanziamenti ed il numero di tecnici dipendenti dal R.I.E.C. (Regio Istituto Elettronico e delle Comunicazioni della Marina), portando le Regie Forze Armate ad iniziare le ostilità senza nessun apparato “radar”. |
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Sommergibili della Regia Marina
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Scritto da Blumen
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Nel periodo tra le due guerre la Regia Marina compì un notevole sforzo di rinnovamento e a causa delle limitazioni imposte dal trattato di Washington del 1921 molte delle risorse furono destinate dell’arma subacquea. Gli indirizzi strategici italiani dell’epoca avevano come nemico “istituzionale “la Francia che ci contendeva il predominio del Mediterraneo e benché il suddetto trattato avesse di fatto sancito la parità di tonnellaggio tra le due flotte ,l’Italia per inferiori risorse non riuscì mai a compensare lo svantaggio con la marina francese per cui si ritenne , a ragione,che la minaccia subacquea potesse compensare lo sbilanciamento di forze. |
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Articoli di tecnica navale
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Scritto da Scorpio
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A bordo dei sommergibili al fine di poter ingaggiare il nemico è installato un periscopio di attacco in grado non solo di poter osservare il mondo esterno, ma anche di fornire informazioni cruciali al lancio dei siluri. Sui battelli moderni questo strumento è stato quasi del tutto sostituito da una molteplicità di sensori, alcuni dei quali inseriti direttamente nel siluro in grado di acquisire con estrema precisione un bersaglio. Invece durante la seconda guerra mondiale l'unica informazione attendibile era quella visiva, gli idrofoni infatti non consentivano di avere dati sufficienti al lancio, ed anche con un ottimo idrofonista a bordo le possibilità di centrare una nave senza vederla erano poche. La vista quindi era il "sensore" fondamentale. |
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Unità moderne della MMI
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Scritto da Aaken
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I sommergibili classe Toti furono i primi battelli progettati e costruiti in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Vennero concepiti secondo i criteri d'impiego dei battelli diesel-elettrici degli anni 60, che prevedevano che il battello navigasse sempre in immersione, eccetto per l'uscita ed il rientro alle basi. Le principali caratteristiche del battello erano: |
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