Partendo dalle basi del Belgio nel 1917 e 1918 i bombardieri Gotha del Kampfgeschwader 3 eseguirono più di 400 voli diurni e notturni su Londra e altri centri inglesi. Dal libro di Raymond H. Fredette “La prima battaglia d'lnghílterra” (ed. Longanesi & C., Milano), ecco il racconto di una di quelle incursioni.
Nelle prime ore della sera del 28 gennaio 1918 l'aria era frizzante e limpida, la luna piena e il cielo palpitava di stelle. Solo un po' più tardi una pesante nebbia cominciò ad alzarsi lungo la costa inglese. Le stesse condizioni meteorologiche si ebbero in Belgio. Molti Gotha già riforniti di carburante e carichi di bombe non poterono decollare perché la nebbia bassissima stava dilagando sugli aeroporti. Tredici si alzarono, ma sei equipaggi rinunciarono al volo e tornarono indietro quando videro che la nebbia era persistente e si estendeva anche sul mare. Quelli che continuarono a volare raggiunsero la costa inglese poco prima delle 20. Quasi simultaneamente un incursore si diresse sul Kent e altri due sorvolarono l'Essex. Poiché molto era stato fatto per calmare l'apprensione dei londinesi circa attacchi improvvisi, l'avvistamento fece scattare una grande varietà di sistemi di allarme in tutta Londra. In alcuni sobborghi, luci colorate si accesero sui cornicioni degli edifici e sulle torri, e anche le luci stradali si oscurarono si riaccesero splendenti per poi rioscurarsi in modo sinistro. In un quartiere risuonò il lamento di due sirene a vapore che furono sentite a dieci chilometri di distanza. Anche i molto discussi mortaretti, che facevano fracasso come tanti cannoni, furono sparati in una vasta zona. Quella notte, i dubbi delle autorità circa l'opportunità di usare petardi come segnali d'allarme dopo il calare della sera sarebbero stati tragicamente confermati. Una folla si era riunita fuori del mercato generale in attesa di essere ammessa dentro il ricovero. All'Olympia Music Hall, proprio di fronte, una lunga coda di persone stava aspettando che cominciasse il secondo spettacolo. A un tratto i mortaretti cominciarono a scoppiare. I botti assordanti furono scambiati per bombe e la gente, presa dal panico, corse tutta verso l'entrata del mercato generale. Prima che un poliziotto riuscisse ad aprire completamente uno dei battenti del doppio cancello, si scagliarono dentro come animali inferociti. Uno di essi inciampò e fu calpestato dalla folla che lo seguiva. Spinti da dietro, altri inciamparono e si accatastarono davanti all'entrata. Alcuni furono soffocati e molti altri furono schiacciati contro i pilastri e le colonne dell'interno. “Una donna si vide strappare il bimbo dalle braccia”, si legge in un resoconto, “e lo rivide soltanto all'obitorio”. Una tragedia simile accadde in una stazione ferroviaria nella vicina Mile End. Le vittime di queste fughe disordinate furono 14 morti e 14 feriti. Venticinque anni dopo, e non molto lontano da Bishopgate, le sirene fecero riversare quasi millecinquecento londinesi nella stazione della metropolitana di Bethnal Green. Mentre stava precipitandosi giù da una scala non illuminata, una donna con un bambino in braccio cadde e nel parapiglia che segui morirono circa duecento persone. II primo attacco avvenne tra le 21 e le 22. I bombardieri arrivarono a più di 3 600 metri d'altezza sui due lati del Tamigi con rotte che attraversavano la città. "Questo metodo di attacco ebbe l'effetto di rendere la localizzazione con suono estremamente incerta”, rammentava Rawlinson, il comandante dell'artiglieria contraerea. “Una identificazione precisa divenne impossibile” a causa delle “molte informazioni contraddittorie provenienti dalla stessa località circa la direzione di volo degli aeroplani”. Uno sbarramento in cui furono sparati 15 mila colpi ebbe solo l'effetto di ferire quindici persone e di danneggiare più di trecento case. Si pensò che avessero raggiunto la capitale nove bombardieri, ma ce n'erano solo tre. Gli altri attaccarono Sheerness, Ramsgate e Margate. Un incursore fu intercettato sull'Essex da due Sopwith Camel alzatisi da Hainault Farm. Ripetutamente mitragliato, il Gotha precipitò in fiamme su una fattoria nelle vicinanza di Wickford. A Londra, poco dopo le 23, i cannoni a poco a poco tacquero. Molte persone allora, credendo che l'incursione fosse terminata, salirono dalla metropolitana e uscirono all'aperto. Ma a mezzanotte circa lo sbarramento ricominciò a sgranare i suoi colpi sulla città. Un gigante isolato, l' R 39, si stava avvicinando per rinnovare l'attacco.
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