Robert L. Scott, colonnello pilota dell'U.S. Air Force, è stato fra l'altro uno degli aviatori di un'eterogenea pattuglia impegnata, ai confini dell'india, ad assicurare i rifornimenti ai cinesi e alle “Tigri Volanti” del generale Chennault impegnati contro i giapponesi nell'ultimo conflitto. Di quella pattuglia, Scott ha delineato un colorito ritratto nel suo libro “God is my co-pilot” (“Dieu est mon co-pilote”, nella versione francese pubblicata a Parigi dall'editore Julliard).
Il colonnello C.V. Haynes ricevette nuovi ordini, e così dovemmo raggiungere una base isolata nell'Assam, sulla frontiera indo-birmana, per realizzare il collegamento A.B.C. Questa linea di rifornimento (Asia-Birmania-Cina) doveva alimentare la Cina di materiale bellico, per compensare parzialmente la perdita della via terrestre. lo divenni il vice di Haynes, capo dell'A.B.C. L'indomani del nostro arrivo ad Assam, il 21 aprile, ci mettemmo al lavoro. Disponevamo di tredici aerei da trasporto affidati a piloti dell'esercito e della Pan American. Il nostro compito, a bordo di aerei da trasporto indifesi, era duro. II 24 aprile, il colonnello Haynes e il colonnello Cooper trasportarono un carico di munizioni e di benzina destinati alle Tigri Volanti di Lashio. Al ritorno, furono attaccati da un caccia nemico. Riconoscendo uno Zero, Haynes e Cooper lasciarono l'aereo in mano al secondo pilota e si piazzarono in coda per fronteggiare l'attaccante nell'unico modo possibile, cioè a rivoltellate. Don Old, il secondo pilota, fece perdere quota all'aereo fino a sfiorare le cime degli alberi della giungla: una tattica che impedì al giapponese di passare sotto il trasporto. Una sola delle pallottole traccianti dello Zero avrebbe incendiato l'aereo americano. Contro il giapponese che picchiava addosso a loro, Haynes, Cooper e il capo-equipaggio sergente Bonner scaricarono un caricatore dopo l'altro. Fosse stato il tiro a scoraggiare il nemico, o fosse che questi perse il trasporto durante una virata, fatto sta che gli americani uscirono indenni. A parte ogni bravura nel tiro, è comunque una pessima politica prendere a rivoltellate uno Zero: una pallottola calibro 45 non è molto efficace contro un aereo. In ogni modo, in un caso come quello ci si serve di quello che c'è: anche una pistola ad acqua basterebbe per sostenere il morale. Il colonnello Haynes, esperto pilota di plurimotori, volava da dieci anni sui bombardieri pesanti. Il primato che batté con il B-15 sarà sempre un esempio per la nostra aviazione. Haynes era un giovanottone gioviale che non avrebbe mai chiesto a nessuno di fare qualcosa al posto suo. All'A.B.C. lo consideravamo il migliore di noi tutti e io lo ricorderò sempre come uno dei migliori ufficiali della nostra aviazione. Questo veterano gioviale era sempre pronto a tutto per aiutare la vittoria; ma, ovviamente, avremmo preferito aver a che fare direttamente con i giapponesi piuttosto che trasportare merci in Birmania. Il comandante Jophin, che noi chiamavamo “Jop”, era un altro dei nostri piloti. Si proclamava nato in un DC-2 e svezzato in un C-47. Un giorno che un pilota della Pan American aveva compiuto un atterraggio forzato con un trasporto, posandolo, con il carrello rientrato, in una risaia sulle rive del Brahmaputra; Jop, aiutato dal suo equipaggio, raddrizzò come meglio poté le eliche piegate e le rinforzò alla bell'a meglio. Poi, con i suoi uomini e qualche volontario indigeno, scavò due buche sotto l'aereo, permettendo così al carrello d'atterraggio di uscire. Dopo di che, allestendo con alcune grosse travi un piano inclinato, Jop giustificò la sua pretesa di essere nato in un trasporto Douglas. Messi in moto i motori, uscì dalla risaia in un turbine d'acqua, di fango e di piante di riso, e riportò l'apparecchio alla base. Fu un'impresa almeno pari a quella del sergente Bonner che, utilizzando chewing-gum e colla, tappò í buchi e le fessure attraverso cui usciva la benzina dai serbatoi di due caccia P-43A portati sul nostro campo da due piloti cinesi, e li rimise in grado di volare. (Traduzione di Giuseppe Dicorato) |