sabato 31 luglio 2010
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Con i Fokker nella neve
Scritto da Eino Luukkanen postato da Canarb   

Durante il conflitto russo-finlandese scoppiato nel 1939 Eino Luukkanen combatté come pilota da caccia contro i sovietici. Come ricorda nel suo libro “Fighter over Finland” (ed. MacDonald, Londra),fu una guerra dura, non solo perché combattuta contro un avversario enormemente superiore in uomini e mezzi, ma anche per le difficili condizioni ambientali in cui si svolse come si può capire da questo brano del capitolo intitolato “Due nemici: l'inverno e i russi”.

 
Alle 7 del mattino di Natale del 1939, il gruppo da caccia L, di nuova costituzione, si radunò per il suo primo rapporto prevolo. Fin dalla mezzanotte il personale di terra era stato impegnato a mettere insieme equipaggiamenti e parti di ricambio, e a caricare il tutto su autocarri che ci avrebbero seguiti a Vartsila, lungo qualcosa come 320 chilometri di strade coperte dalla neve. Prima della nostra partenza ci si doveva occupare di una quantità di cose, e i 20 gradi sotto zero che c'erano non alleggerivano certo il lavoro. I nostri Fokker erano stati all'aperto per tutta una lunga gelida notte, e così dovemmo faticare a lungo per avviare a mano i motori. Alle 9 precise, finalmente, tutti e otto i Mercury stavano girando alla perfezione. Dopo aver spazzato via la neve caduta di fresco che aveva coperto i caccia, decollammo in sezioni di due aerei, raggruppandoci con stile impeccabile al di sopra del campo prima di virare in direzione di Vartsila.
I finestrini laterali del posto di pilotaggio non si potevano chiudere a causa dello strato di ghiaccio che si era formato all'interno del tettuccio, e dovemmo sopportare il vortice d'aria gelida fin quando il ghiaccio finalmente si sciolse, permettendoci di apprezzare lo splendore del sole e l'ingannevole pacifica scena natalizia. Appena passata Sortavala, la mia città natale, il tempo però cominciò a peggiorare. Fummo costretti a continuare il volo a bassa quota, e ben presto ci trovammo immersi in una tempesta di neve. Per fortuna, conoscevo la zona come il palmo delle mie mani, e quindi il rischio di perderci era molto ridotto.
Alle 10, attraverso la cortina bianca della neve vedemmo il campo di Vartsila.
L'atterraggio a Vartsila fu una specie di sorpresa. Il campo era coperto da uno strato di neve spesso più di 90 centimetri e gli sci dei nostri piccoli ma pesanti caccia non fecero in tempo a toccarlo che vi sprofondarono, provocando un brusco arresto dei Fokker. Per rullare, scoprimmo che ci voleva quasi tutta la potenza dei motori. Finalmente raggiungemmo l'estremità settentrionale del campo, e io saltai giù dall'ala tutto contento, trovandomi subito immerso nella neve fino alla cintola. Arrancando, mi raggiunsero gli altri e io dissi loro di restare vicino agli aerei fino a quando non mi fossi presentato al generale Talvela.
Il generale mi accolse con molta cordialità. Dovetti, ben presto scoprire, però, che Vartsila non aveva né alloggiamenti, né telefono. E non c'erano nemmeno tende. Mi consolai pensando che, secondo gli ordini ricevuti, avremmo dovuto fermarci qui due giorni soli; e naturalmente avremmo fatto il possibile per trascorrerli nel modo migliore. C'erano parecchi preparativi da fare prima che ci potessimo considerare operativi e, malgrado il freddo intenso, ben presto ci trovammo madidi di sudore. Piantammo un palo nella neve e installammo un telefono da campo, ma fu impossibile costruire un qualunque rifugio degno di questo nome. Così, dovemmo passare i periodi di allerta sotto il cielo gelido, resistendo in piedi ai turbini di neve o seduti sulle ali dei nostri Fokker. La neve, che aveva continuato a cadere quasi in continuazione fin da quando avevamo atterrato, finalmente smise, all'una del pomeriggio. Fu allora che due Fokker decollarono per la nostra prima intercettazione: quella di un gruppo di SB-2, nella zona del Tolvajàrvi.
I Fokker. pilotati da Topi Vuorimaa e Joppe Karhunen, riuscirono ad avvicinarsi ai russi senza essere avvistati, infilandosi in mezzo alla formazione. Il risultato immediato fu l'abbattimento di due degli SB.

 
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