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L'inglese D.H. Clarke nel suo libro “What Were they like to fly?” (ed. Ian Allan, Londra) ha delineato il profilo del Faírey Battle, un bombardiere britannico in servizio all'inizio della seconda guerra mondiale. Anche se i guai altrui non attenuano i propri c'è da riconoscere che in altri paesi non sono mancati aerei chiacchierati, quando non addirittura classificati tra le bare volanti, come per gli aviatori italiani impegnati nei conflitti che si sono succeduti dal 1915 al 1945 che spesso si sono lamentati di avere avuto in dotazione macchine obsolete ed insicure.
Nacque troppo tardi, e morì presto: ma non abbastanza presto. Prima di morire, uccise troppi equipaggi maledettamente bene addestrati. Dopo la sua morte, nessuno lo rimpianse; anzi, nessuno ci fece caso. Soltanto coloro che ci volarono sopra, e sopravvissero, provarono un senso di sollievo. Ma dal momento che a quel tempo avevano già per le mani bombardieri più grossi e migliori, non ci pensarono più di tanto. Siamo sinceri: quasi qualunque altro bombardiere fu meglio dell'orribile Fairey Battle, che non era né piacevole da votarci, né piacevole da usare in operazioni. Scricchiolava e rullava dietro la sua elica senza ogiva, incapace di raggiungere la velocità massima di progetto. In effetti, ci si domandava spesso se quella dannata cosa fosse in realtà mai stata progettata, o se per caso il panico prebellico causato da Hitler avesse spinto il ministero dell'Aria a dare un ordine così, tanto per darlo. Posso descrivere questo aereo così malamente denominato solo in questo modo: non era “fairy” (gioco di parole per assonanza tra “Fairey”, nome della casa costruttrice e “fairy”, favoloso – n.d.T.) e non era nemmeno in grado di combattere (“battle”), tranne che senza speranza. D'accordo, era costruito molto bene. Certo, era robusto oltremodo e la sezione alare prossima all'attacco con la fusoliera era abbastanza spessa per ospitare una bomba da 500 chili. Ma l'unica cosa dell'ala che fosse veramente offensiva era una mitragliatrice calibro 7,7: una! Più un'altra per quel povero diavolo del mitragliere posteriore. E questi erano i nostri bombardieri di prima linea in Francia, quelli che avrebbero dovuto aprirsi la strada verso i loro obiettivi e tornarne combattendo i Messerschmitt 109 e 110. Penso che la cabina del pilota fosse abbastanza accogliente: aveva spazio e godeva, per un aereo col motore in linea, di una buona visibilità verso il davanti. La visuale dietro era invece scarsa. Il mitragliere, dietro, non stava un granché bene; e poi, la sua unica mitragliatrice aveva un campo di tiro molto limitato dal grosso impennaggio verticale e dai piani di coda. Bene, e che altro? La postazione del puntatore era divertente, per un pilota che avesse voluto godere di un bel primo piano del carrello esteso in posizione di atterraggio. In effetti, questo particolare mi piaceva. Quando te ne stavi a faccia in giù a guardare attraverso il perspex sporco di olio e il traguardo di puntamento, avevi davanti in bella vista i corti ammortizzatori e le grosse ruote. A mano a mano che la pista o il prato si avvicinavano, e la superficie trasparente si andava sempre più sporcando di grigio o di verde, potevi star sicuro che il guidatore della baracca stava per toccare. Poi, senza alcuna sensazione di stallo, le ruote avrebbero toccato il terreno o il bitume. Un fumacchio al momento del contatto, gli ammortizzatori che si comprimevano, ed era fatta. Questa era sempre una visione affascinante. Ma effettuare un puntamento di bombe da quella posizione, era tutta un'altra cosa: l'olio bollente sputato dal motore rendeva impossibile starsene lì proni. Mi capitò talvolta di compiere missioni operative con i Battle, ma furono cose di poco conto: niente di paragonabile con il coraggio di quei ragazzi del Corpo di spedizione la cui incosciente audacia ritardò di qualche ora l'avanzata nazista. Quanto in fretta dimentichiamo i veri eroi di ogni guerra: gli uomini che affrontano per primi le incognite del combattimento, malamente equipaggiati, scarsamente addestrati, vagamente controllati; eppure fanno del loro meglio per colmare i vuoti lasciati da quei matti dei politici! |