Orville Wright Il 17 dicembre 1903, in una fino allora sconosciuta località del North Carolina, Kitty Hawk, cominciò la storia dell'aviazione, con il primo volo sostentato del biplano dei fratelli Wright. Ecco come Orville Wright, che di quel volo fu il protagonista, raccontò sulla rivista Flight lo storico avvenimento.
Quando ci alzammo, la mattina del 17, le pozze d'acqua delle quali le recenti piogge avevano costellato il campo erano ghiacciate in superficie. II vento aveva una velocità da 10 a 12 metri al secondo. Pensavamo che si sarebbe calmato in fretta, e restammo in attesa, al riparo, per la prima parte della mattinata. Ma quando arrivarono le dieci, e il vento continuava a soffiare più gagliardo che mai, decidemmo che sarebbe stato meglio tirar fuori la macchina e tentare un volo. Ci rendevamo conto delle difficoltà di volare con un vento così forte, ma pensammo che i pericoli che si sarebbero aggiunti al volo sarebbero stati in parte compensati da una minor velocità in atterraggio.
Portammo il binario per il decollo del biplano su un tratto pianeggiante di terreno. Il vento gelido rendeva difficile il lavoro, e dovevamo andare di frequente a scaldarci nella nostra stanza di soggiorno, dove avevamo un buon fuoco in una stufa improvvisata con una grossa latta di carburo. Mentre si stavano ultimando i preparativi, arrivarono J. T. Daniels, W. S. Dough e A. D. Etheridge, della stazione di salvataggio Kill Devil, W. C. Brinkley di Manteo e Johnny Moore, un ragazzo di Nag's Head. Avevamo un anemometro a mano Richard con il quale misurammo la velocità del vento. Le misurazioni effettuate precedentemente il primo tentativo [,il 14 dicembre] avevano dato velocità variabili da 11 a 12 metri al secondo, ossia da 38,6 a 43,4 chilometri l'ora. Le misurazioni prima dell'ultimo volo avevano dato fra i 9 e i 10 metri al secondo.
Con tutta l'esperienza e le conoscenze acquisite in migliaia di voli che avrei effettuato negli anni successivi, mi domando oggi come abbia fatto a pensare di compiere il mio primo volo su una strana macchina con un vento a oltre 43 chilometri orari, anche se sapevo che quella macchina era già stata provata ed era sicura. Ma la fiducia nei nostri calcoli e la struttura della prima macchina, basata sulle tavole dellepressioni dell'aria che avevamo elaborato in mesi di attento lavoro di laboratorio, nonché la fiducia nel nostro sistema di controllo sviluppato in tre anni di esperienze pratiche sul bilanciamento degli alianti, ci avevano convinto che la macchina era capace di sollevarsi e di sostentarsi in aria, e che, con un po' di pratica, la si sarebbe anche potuta far volare con sicurezza.
Dopo che era toccato a Wilbur, il 14, di compiere i primi non riusciti tentativi, ora veniva il mio turno. Dopo aver fatto girare il motore per alcuni minuti allo scopo di scaldarlo, staccai il cavetto che legava la macchina al binario, ed essa partì in avanti controvento. Wilbur correva di fianco alla macchina, tenendo l'ala in modo che restasse in equilibrio sopra il terreno. Frenata dal vento, la partenza fu molto lenta: Wilbur poté seguire la macchina finché essa si staccò dal binario, alla fine di una corsa di poco più di 12 metri. Uno degli uomini del servizio di salvataggio manovrò l'apparecchio fotografico per noi, scattando una foto proprio nel momento in cui la macchina si era staccata dal binario e aveva raggiunto un'altezza di circa 60 centimetri. La ridotta velocità della macchina rispetto al suolo è testimoniata, nella foto, dalla posizione di Wilbur, in piedi di fianco alla macchina senza alcuno sforzo.
La traiettoria del volo, su e giù, fu straordinariamente capricciosa, in parte per l'irregolarità dell'aria e in parte per la mancanza di esperienza nel controllo della macchina. II controllo del timone anteriore era difficile, essendo esso bilanciato troppo vicino al centro. Questo gli imprimeva la tendenza a girarsi completamente, una volta che si era messo in moto, cosicché girava troppo da una parte e poi dall'altra. Il risultato era che la macchina saliva di colpo di circa tre metri, e poi di colpo sfrecciava verso terra. Una improvvisa picchiata a una trentina di metri dalla fine del binario, un po' più di 36 metri dal punto in cui mi ero staccato dal suolo, pose termine al volo. Poiché la velocità del vento era oltre i 10,66 metri al secondo, e quella della macchina rispetto al suolo e controvento di tre metri al secondo, così la velocità rispetto all'aria fu di oltre 13 metri al secondo. Di conseguenza, la lunghezza del volo fu pari a 164 metri in aria calma.
Questo volo durò 12 secondi, ma fu comunque il primo nella storia del mondo in cui una macchina con un uomo a bordo si alzò in volo utilizzando la potenza di un proprio motore, volò orizzontalmente senza perdere velocità e finalmente atterrò in un punto alto quanto quello dal quale era decollata. Una nota sorprendente di tutti i voli fu che ognuno di noi due fratelli portava, come sempre, un immacolato colletto bianco e la cravatta.
da "Storia dell'Aviazione" del 1973 (Fratelli Fabbri Editori Spa), terza di copertina "documenti di un'avventura" (Traduzione di Giuseppe Dicorato) |