sabato 04 febbraio 2012
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Volo in formazione nella nebbia
Scritto da Ranieri Cupini postato da Canarb   

1 luglio 1933, alla guida di Italo Balbo, partono dalla laguna di Orbetello venticinque idrovolanti Savoia Marchetti S.55 per la Crociera del Decennale. Con Attilio Biseo sull'I-BISE si trova il capitano Ranieri Cupini.
Nel suo libro “Cieli e mari” (ed. Mursia & C., Milano) così rievocato un tratto della difficile navigazione da Londonderry a Reykiavik. 

 

 

Entriamo nella nebbia. È una coltre di cui non possiamo valutare l'altezza poiché ci siamo penetrati volando sotto le nubi, sui 200 metri. Il passaggio dalla foschia alla nebbia è stato repentino. Abbiamo sentito sussultare il velivolo, mentre svaniva di colpo ogni riferimento esterno. Ora si vola guardando il cruscotto e specialmente direzionale e orizzonte.
All'ordine di Balbo, abbiamo accostato di 45° a destra, come tutti i gregari di destra, mentre quelli di sinistra hanno variato la prua sulla sinistra. Mantenendo tutti l'immutabile regime di motori fissato nell'ordine di allargamento, ci distanziamo di 10 chilometri dal capo squadriglia, mantenendo la rotta di ± 45° per quattro minuti. Poi si riprende la rotta fondamentale. In queste contingenze ogni velivolo naviga senza riferimento ad altri velivoli.
È stato stabilito, in precedenza, che I'I-BISE, quando si entra nella nebbia, debba esplorarne lo spessore per determinare anzitutto a quale quota, sopra o sotto, è possibile uscirne e poi per stabilire a quale quota, nello spessore, è possibile la formazione di ghiaccio. Così cominciamo a scendere, osservando attentamente l'altimetro regolato sulla pressione al livello del mare comunicata dalla più vicina baleniera. Man mano che la quota si riduce, smorziamo la velocità di discesa e cerchiamo di individuare la superficie del mare. Quando siamo sui 10-20 metri, il grigiore uniforme che ci circonda diviene di colpo molto più oscuro, verso il basso. Si cominciano a vedere le onde e qualche bianco frangente. Di sotto non si passa. Motore, cabrata, e riprendiamo a salire, mentre la prima constatazione prende forma di un dispaccio per I-BALB, il velivolo del comandante la crociera.
Ora la nostra attenzione si volge anche al termometro perché, intorno allo 0°, comincerà a formarsi il ghiaccio sulle parti anteriori del velivolo. Ma prima che questo avvenga la luce aumenta e palpita sopra di noi finché si esce in un breve spazio libero. Poi di nuovo nella nebbia. Si sale ancora e, attraverso alternative di visibilità e di grigiore, si giunge al cielo libero sugli 800 metri. Sotto di noi c'è un mare compatto di vapori. Altro dispaccio per I-BALB. Poco dopo, dietro di noi, cominciamo a rivedere le sagome dei nostri idrovolanti che, guadagnata la nostra quota, ricompongono le formazioni elementari. Siamo stati privati della visibilità esterna per un'ora e mezzo. Alle 15,44 passiamo nei pressi della seconda baleniera. Dopo riprendiamo contatto visivo con il mare, che qui è agitato da un vento molto teso. Alle 16,40 sorvoliamo la terza baleniera e la vediamo, piccolo guscio, in preda al mare corrucciato. Alle 16,49 avvistiamo le isole Westmanoerne, un gruppo di scogli inaccessibili flagellati dalle onde. Avvicinandoci, le loro sommità sembrano coperte da chiazze di neve. Ma quando il rombo dei motori percuote gli scogli, la neve... prende il volo. Si tratta, infatti, di una incredibile quantità di gabbiani che lì hanno i loro nidi. Poco dopo, sotto la coltre di nubi basse appare l'Islanda. Si costeggia mentre ci investe -una pioggia dirotta. Alle 17,48 siamo in vista di Reykiavik. Ancora pioggia e vento fresco. Alle 18 ammariamo a Vatnagardar e dieci minuti dopo siamo ormeggiati. Sono stati percorsi 1528 chilometri a 245 di media.
Avevamo- toccato il punto più settentrionale del nostro itinerario e la tappa, malgrado il primo contatto prolungato con la nebbia, si era svolta con la regolarità e la disinvoltura conferite dall'ausilio dell'aerovia e dei bollettini meteorologici.
II 7 luglio l'inglese News Chronicle così commentò il volo: “La reale grandezza dell'impresa non potrà non essere apprezzata da chi sa che cosa significhi volare attraverso la nebbia. In un volo in formazione nella nebbia, il pericolo di una collisione è sempre immanente e tale possibilità era certamente presente ai piloti di Balbo. Conservare in modo così perfetto la formazione volando sul mare e nella nebbia è un fatto davvero meraviglioso”.

 
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