giovedì 09 settembre 2010
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L'affondamento del K-278 Komsomolets
Scritto da Aaken   
Indice articolo
L'affondamento del K-278 Komsomolets
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Il sottomarino Komsomolets era l'unico esemplare della classe Plavnik (des.NATO Mike). Varato nel maggio del 1983 a Severodvinsk, aveva una lunghezza di circa 120 metri e un diametro di 11 metri, con un dislocamento sommerso di 8000 tonnellate. Il Komsomolets aveva due reattori nucleari, che gli americani inizialmente ritenevano essere nuovi reattori veloci raffreddati a metalli liquidi mentre in realta' erano normali reattori ad acqua pressurizzata. Battello a doppio scafo, il suo scafo interno (cioe' quello resistente alla pressione) era in titanio e lo rendeva il battello con maggior profondita' operativa (anche superiore a quella dell'Alfa). La profondita' operativa era 1000 metri, massima operativa 1250 metri e la quota di collasso era di 1500 metri. Con equipaggio di 70 uomini, era armata con siluri da 53cm e missili ASM/ASW.
Benche' fosse solo un'unita' prototipo, venne impiegata nella normale attivita' operativa insieme agli altri battelli della Flotta Nord.

Il 7 Aprile 1989 il Komsomolets, allora in forza alla Flotta Nord, si trova ad un centinaio di miglia a sud ovest dell'Isola degli Orsi, 200 miglia a nord delle coste norvegesi, a circa 380 metri di profondita'. E' il trentanovesimo giorno di pattuglia.

Alle 11 am il marinaio N.  Bukhnikashvili riporta "tutto bene" nel compartimento 7, il compartimento piu' a poppa e contenente gli attuatori elettroidraulici dei timoni. Dopo pochi istanti una guarnizione di una tubatura del servizio aria AP (alta pressione)  si spacca nel compartimento 7. Dell'olio deve essere finito su una superficie calda li vicino perche' immediatamente si sviluppa un incendio nella zona.
Dopo 3 minuti il Capitano di terzo grado (equivalente al nostro CC) V. Yudin, l'ingegnere di guardia in sala controllo, nota un rapido aumento della temperatura a poppa. Chiama Bukhnikashvili sull'intercom ma non ottiene risposta. Il tenente I.Molchanov annota l'ora sul diario di bordo.
Il capo ingegnere V.Babenko ed il comandante del Komsomolets, Capitano di primo grado Y.Vanin, si trovano in sala comando. Babenko suggerisce a Vanin di usare il sistema di soppressione incendio al Freon ma il comandante esita. Sa che il marinaio Bukhnikashvili verrebbe probabilmente ucciso dal Freon. Alla fine pero' ordina l'attivazione del sistema di soppressione incendio. Intanto la linea d'aria AP continua ad alimentare l'incendio nel compartimento 7. Il Freon non puo' fermare l'incendio che continua a essere alimentato dall'aria AP.  Bukhnikashvili e' il primo a morire. L'incendio nel compartimento 7 e' fuori controllo.
La pressione a poppa forza l'olio nel compartimento 6 (turbine) e l'incendio inizia a trasmettersi al compartimento 6 attraverso i passaggi dei cavi, nonostante che tutti i portelli siano chiusi. Le turbine perdono potenza (probabilmente la lubrificazione del turboriduttore e' stata compromessa dall'incendio o il circuito olio ha perso pressione), il sistema d'emergenza che protegge i reattori da sovraccarichi entra in azione e le turbine sono fermate. Temendo una fusione, l'ufficiale ai reattori fa uno SCRAM degli stessi. Il Komsomolets ha perso la propulsione e l'energia. Il Komsomolets si trova ora ad una profondita' di 180 metri . Alle 11:13 l'intercom non funziona piu' e le pompe dell'olio del sistema idraulico si fermano. Il sistema idraulico stesso, che controlla le superfici mobili del sottomarino, perde pertanto pressione. I timoni sono inoperativi. Il comandante Vanin ordina di dare aria alle casse zavorra ed il battello ascende a 100 metri. Qui ripete la stessa procedura e riesce a portare il suo battello in superficie. Appena in superficie manda un SOS cifrato al quartier generale della Flotta Nord.
L'emersione pero' non ha messo il Komsomolets fuori pericolo. Alle 11:21 l'incendio si e' propagato attraverso i passaggi dei cavi a tutti compartimenti di poppa. La temperatura e' cosi' elevata che le mattonelle anecoiche sullo scafo esterno iniziano a scollarsi. Vanin ordina a tutti gli uomini non impegnati al controllo danni sul ponte. A quelli che invece stanno lottando per salvare il battello viene dato il sistema di respirazione d'emergenza, caricato con l'aria AP. Ma il monossido di carbonio sviluppato dall'incendio deve essere in qualche modo entrato nelle tubazioni AP che intanto avevano perso pressione mentre si scaricavano nel compartimento 7 alimentando l'incendio. Gli uomini iniziano ad intossicarsi ed il dottore, tenente L. Zayats, inzia a sospettare che ci sia qualche cosa di anormale con gli apparati di respirazione. Si toglie la maschera e testa l'aria. Una forte concentrazione di monossido di carbonio viene identificata. Gli uomini dovranno combattere l'incendio senza sistema di respirazione d'emergenza, in mezzo ai fumi dell'incendio.




 
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