sabato 04 febbraio 2012
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Le Portaerei che non furono realizzate
Scritto da Willi   
Premessa
Alcuni anni or sono, su altro forum, scrissi una serie di articoli aventi per argomento la vicenda delle esperienze condotte e dei progetti non realizzati dalla Regia Marina e dalla  Aviazione Italiane nel periodo fra la fine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, ed in particolare, la mancata o tardiva realizzazione di navi portaerei.
Ripropongo qui, quegli articoli, doverosamente rivisti ed ampliati.

 


Le portaerei che non furono realizzate. Cap.1°

Come noto, l'Italia entrò e partecipò al 2° conflitto mondiale, in una condizione di sostanziale inferiorità qualitativa dei propri mezzi bellici (oltre all'abissale inferiorità in termini di strutture industriali e volumi produttivi), sia rispetto agli avversari sia ai propri alleati dell'Asse. Pur essendo tale differenza assai meno rilevante per la Marina che non per le altre Armi, alcune errate scelte di organizzazione strategica ed insufficienze tecnologiche e logistiche, ne minarono la potenziale efficacia.
Fra le più conclamate, l'assenza nella flotta di navi portaerei, oltre che, di conseguenza, la mancanza di un'aviazione di marina direttamente ai propri comandi. Ciò non deve far pensare che il problema, negli anni in oggetto, non sia stato posto e sia completamente mancato un rapporto di collaborazione ed informazione fra Marina ed Aviazione.
L'argomento emerse ufficialmente in occasione della conferenza di Washington (1921-1922), che ridisegnò gli equilibri militari fra le maggiori potenze al fine dichiarato di contenere la proliferazione degli armamenti. Fra le altre quote, fu definita quella delle portaerei possibili, che per l'Italia, dopo vivace contrattazione del capo delegazione Vice Ammiraglio A.. Acton, fu fissata in 54000 ton.
Precedente a tale data è da ritenersi il progetto di "Nave da trasporto idroplani", la Francesco Caracciolo, da 31000 ton di dislocamento e con un ponte di 200 metri di lunghezza. Tale nave avrebbe dovuto avere origine dalla trasformazione del costruendo scafo dell'omonima nave da battaglia, allora, 1920, sullo scalo di Castellammare di Stabia.
Alla metà dell'anno, lo scafo fu varato allo scopo di liberare lo scalo e quindi acquistato dalla società Italia Navigazione per fini commerciali. Alquanto originale il fatto che il costruttore, Ansaldo, avesse elaborato due studi alternativi assai differenti per il completamento di detto scafo. Uno prevedeva l'allestimento come "transatlantico da passeggeri e merci", l'altro come nave militare da "trasporto idroplani", si suppone come risposta ad una richiesta della Regia Marina.
Nessuna delle due ipotesi ebbe comunque seguito.
Altra proposta, quasi contemporanea, fu quella avanzata dal tenente di vascello Giuseppe Fioravanzo, apparsa su "Rivista Marittima" nel Gennaio 1921, che prevedeva un "incrociatore antiaereo" avente 11000 ton di dislocamento, lunghezza di 170 metri, dotazione di 16 aerei da caccia ed armamento interamente contraereo.
(segue)

 

Immagine di una delle varianti del progetto redatto da Ansaldo per la conversione in portaerei della incompiuta nave da battaglia "Caracciolo" (da: Rivista Marittima maggio 1991)

(per le immagini mi sto attrezzando...)
 
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