giovedì 09 settembre 2010
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Le portaerei che non furono realizzate (2a parte)
Scritto da Willi   

Le portaerei che non furono realizzate (2° parte)

In questa seconda parte, propongo i primi progetti ipotizzati nell'ambito della Regia Marina, le discussioni, le decisioni ed i veti che ne seguirono, dal 1923 al 1925.



(2° parte)

Nel Giugno 1923, il Comitato degli Ammiragli si espresse sul tema dell'inserimento nella flotta di navi portaerei, stabilendo l'opportunità di costruirne almeno una che, sacrificando protezione ed armamento avrebbe dovuto contenere il dislocamento entro le 10000 ton., tanto per motivi di spesa, quanto per non intaccare le 54000 ton. contrattate alla conferenza di Washington sugli armamenti.

Dunque, una portaerei fuori schema, che proprio per il contenuto dislocamento, avrebbe dovuto rimanere al di fuori delle quote concordate e rientrare nel naviglio minore. La specifica prevedeva dovesse avere una capacità di almeno 30 aerei ed una velocità di 30 o più nodi ed ampia autonomia. Da questa specifica ebbe origine il progetto del generale del Genio Navale, Giuseppe Rota, già in gestazione alla fine del 1923 e datato 1925, definito "Incrociatore-portaerei". Dallo schematico disegno (allegato) si rileva che il progetto si ispira probabilmente alla realizzazione giapponese Kaga, varata nel 1921, per alcuni versi anticipatrice di tendenze, per altri, orientata a soluzioni che non avrebbero poi trovato sbocchi realizzativi, non solo, ovviamente, in Italia, ma neppure all'estero. In primo luogo, la soluzione ibrida, come precisa bene il nome "Incrociatore-portaerei". Si rilevano infatti, due torri quadrinate, di presumibile medio-grosso calibro, una a prora, l'altra a poppa. Come potesse conciliarsi questa soluzione con il leggero dislocamento, la presumibile leggera corazzatura, la intrinseca delicatezza del ponte di volo, degli aeromobili, delle apparecchiature connesse con l'esercizio portaerei a quella della funzione incrociatore, è difficile da immaginare. La tattica di utilizzo delle portaerei nel corso del 2° Conflitto, sarà di tenere le portaerei in posizione arretrata, protette da naviglio minore e fuori dalla portata dei grossi calibri delle navi da battaglia avversarie, che avrebbero dovuto anticipare e tenere a distanza con il vasto raggio di azione degli aerei imbarcati.

Come di fatto poi accadde negli scontri aeronavali del Pacifico. Si rileva inoltre: la brevità del ponte di volo, sufficiente per i lenti biplani dell'epoca, a basso carico alare, ma che non avrebbe permesso l'utilizzo di aerei più pesanti e veloci, la posizione del castello, in posizione centrale rispetto all'asse longitudinale e con la sommità a filo del ponte di volo, fra l'altro parzialmente "oscurato" da una batteria quadrinata di piccolo calibro, ciminiere a scarico laterale, alberi a prua ed a poppa tratteggiati, e quindi probabilmente e necessariamente abbattibili, ponte unico di decollo ed atterraggio, assenza di catapulte o rampe di lancio assistito, ascensore cruciforme.

Ultima particolarità, molto originale, a mia conoscenza, la poppa rastremata e la larga apertura di accesso al ponte-aviorimessa, che fanno ipotizzare una rampa di alaggio per idrovolanti.

A proposito di tali progetti, il ministro per la Marina Thaon di Revel, riferì, nel Dicembre 1924 alla Camera dei deputati, affermando che "progetti tecnici e questioni particolari" erano stati "condotti a buon fine dai competenti organi militari" e "distinti nostri ingegneri" avevano già prodotto piani completi e la scelta della portaerei era "solamente un problema di finanza." Il ministro credeva dunque nella esigenza delle portaerei nella moderna marina.

Tuttavia, a seguito delle sue dimissioni, nel Maggio 1925, l'atteggiamento della Regia Marina mutò radicalmente. Difatti, il Comitato degli Ammiragli, riunito sotto la presidenza del suo successore, Benito Mussolini, che dichiarava di essere intervenuto "per imparare", bocciava alla unanimità l'idea di una nave "esclusivamente" portaerei, ed a larga maggioranza il progetto Rota. (il che la dice lunga sul servilismo nei confronti dei potenti) Le due decisioni furono ribadite il 13 Agosto 1925, con il contributo fra gli altri di Alfredo Acton che pochi anni prima si era battuto per incrementare la quota di portaerei riservata all'Italia.

(segue)


 
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