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Pagina 1 di 10 "Ai popolani di Napoli che nelle tre oneste giornate del luglio MDXLVII, laceri, male armati e soli d'Italia francamente pugnando nelle vie, dalle case contro le migliori armate d'Europa tennero da sé lontano l'obbrobrio della Inquisizione Spagnola imposta da un imperatore tedesco e da un paggio italiano."
Questa iscrizione scolpita su di una lapide posta sulla facciata della Certosa di S. Martino a Napoli, a ricordo d'una sollevazione della città contro lo straniero, avvenuta quasi cinque secoli or sono, colpisce per le sue parole che potrebbero ben adattarsi alla rievocazione delle quattro giornate dell'ottobre 1943.
Esse hanno avuto degni e gloriosi precedenti storici nella rivolta del 1547 contro i tedeschi che volevano introdurvi l'Inquisizione di Spagna; nella sollevazione del 1647 guidata dal pescatore Masaniello e infine nella rivolta contro i Borboni del 1799.
Quando si parla dell'insurrezione dell'aprile 1945 ci si riferisce alle battaglie finali di Genova, Milano, Torino, Venezia, Padova, Trieste, all'esplosione popolare dell'Alta Italia concomitante con l'offensiva della VIIIa e Va Armate alleate. Non si può tuttavia fare la storia delle insurrezioni delle città italiane durante la Resistenza, senza parlare di Napoli e di Firenze, soltanto perché qui la rivolta divampò parecchi mesi prima e fu oltretutto stimolo ed esempio.
L'insurrezione di Napoli esigerebbe anzi uno studio particolare (1) poiché è uno dei rari esempi di un grande moto di popolo "spontaneo" conclusosi vittoriosamente. Forse una delle migliori dimostrazioni di quanto sia errato credere che l'insurrezione sia oggi resa impossibile dalle armi moderne; la loro efficacia è fuori discussione, ma hanno bisogno di ampio spazio per essere usate e possono venire immobilizzate da uomini ardimentosi con mezzi alla portata di tutti. L'insurrezione, come la guerra, continua a poggiare innanzi tutto sugli uomini, sulla loro coscienza, sul loro morale prima ancora che sulle armi, anche se evidentemente l'ardimento da solo non è sufficiente a battere un nemico potente.
Quello di Napoli è un caso più unico che raro di una insurrezione di popolo scoppiata e condotta senza uno studio preliminare, un piano militare, senza una preparazione organizzata ed è la prova di quanto sia difficile per un nemico, che pur dispone di grandi mezzi, aver ragione di una città di oltre un milione di abitanti in rivolta.
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