sabato 04 febbraio 2012
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Le quattro giornate di Napoli
Scritto da Aaken   
Indice articolo
Le quattro giornate di Napoli
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Condizioni particolari favorirono, naturalmente, anzi provocarono la sommossa e resero possibile la sua conclusione vittoriosa. I precedenti storici cui abbiamo accennato testimoniano della presenza di elementi particolari, caratteristici (che non è il caso qui di analizzare) di una città dove numerosa popolazione ammucchiata in quartieri malsani, in condizioni di indigenza e di miseria quasi disperate, è suscettibile di essere spinta alla lotta estrema per il diritto a sopravvivere.

Il 1° settembre 1943 Napoli pativa l'ultimo grande bombardamento, era il 105° nel corso della guerra. Nei precedenti attacchi aerei Napoli aveva avuto 22 mila morti, decine di migliaia di feriti, di mutilati e di dispersi tra la popolazione civile oltre a centomila appartamenti distrutti.

L'alto numero delle vittime derivava dal fatto che una parte dei bombardamenti era avvenuta di sorpresa, senza che la popolazione fosse messa in allarme ed avesse avuto il tempo di correre nei rifugi. L'isola di Ventotene indicava la rotta per Roma e per Napoli ai bombardieri inglesi e americani, spesso aiutati di notte dai bagliori del Vesuvio in eruzione.

L'armistizio piombò su di una Napoli in rovine, semiparalizzata, con l'acqua razionata, i viveri ridotti al minimo, insufficienti per tutta la popolazione, in parte affamata e disoccupata, che trascorreva il maggior tempo nelle grotte e nei rifugi.

L'8 settembre nelle stesse ore in cui veniva annunciato l'armistizio, gli americani sbarcavano a Salerno a poco più di 50 chilometri da Napoli; il tuonar del cannone annunciava imminente la liberazione. Fu questo un elemento che favori la resistenza e senza dubbio contribuì a creare il clima della rivolta.

Anche qui, come nelle altre città, all'8 settembre le autorità militari non presero alcuna iniziativa per preparare un'efficace resistenza alle truppe tedesche, si rifiutarono di consegnare le armi ai napoletani che a mezzo dei rappresentanti i partiti antifascisti le chiedevano per organizzare la difesa, né seppero dare a quei comandi subalterni che le cercavano, delle direttive serie. Incredibile la risposta data dal Comandante la difesa territoriale di Napoli, generale Del Tetto al colonnello Barberini comandante del 2° reggimento artiglieria acquartierato nella caserma Scandigliano:
"Cercate di tergiversare, non irritate i tedeschi e trattate bene gli inglesi che stanno per arrivare". (2)

Malgrado quest'insipienza che rasentava il tradimento, da parte degli alti comandi, l'occupazione tedesca della città non avvenne pacificamente. Il 10 e 1'11 settembre soldati e ufficiali italiani assieme a popolani resistettero tenacemente in alcuni fortilizi, costringendo il nemico a conquistare con le armi alcune caserme e la centrale telefonica.

I tedeschi erano ancora indecisi sul da farsi, temevano la rapida avanzata degli Alleati sbarcati a Salerno e, mentre cercavano di disarmare le truppe italiane, si preparavano ad abbandonare la città dandosi al saccheggio dei negozi. Numerosi furono gli episodi di resistenza. In via S. Brigida un carabiniere ed un gruppo di cittadini riuscirono a catturare alcuni militari tedeschi; il combattimento accesosi all'angolo di palazzo Salerno si allarga e raggiunge l'imbocco del tunnel della Vittoria ove sono parcheggiate diverse macchine nemiche. I tedeschi che si trovano nel palazzo reale sono fatti prigionieri; a piazza Plebiscito la battaglia si protrae per due ore, conflitti scoppiano anche in via Foria, a Porta Capuana, a piazza Umberto, in via Duomo, in via Chiaia, alla caserma Metropolitana, nel quartiere Vicaria. Uomini, donne, ragazzi, soldati e marinai danno prova in cento episodi di audacia e patriottismo.



 
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