|

|
|
Le quattro giornate di Napoli |
|
Scritto da Aaken
|
|
Pagina 4 di 10
Il 13 settembre veniva pubblicato il drastico proclama emanato il giorno prima dal Comando tedesco: (5) 1. Con provvedimento immediato ho assunto da oggi il Comando assoluto con pieni poteri della città di Napoli e dintorni. 2. Ogni singolo cittadino che si comporta calmo e disciplinato avrà la mia protezione. Chiunque però agisca apertamente o subdolamente contro le forze armate germaniche sarà passato per le armi. Inoltre il luogo del fatto e i dintorni immediati del nascondiglio dell'autore verranno distrutti e ridotti a rovine. Ogni soldato germanico ferito o trucidato verrà rivendicato cento volte. 3. Ordino il coprifuoco dalle ore 20 alle ore 6. Solo in caso di allarme si potrà fare uso della strada per recarsi al ricovero vicino. 4. Esiste lo stato d'assedio. 5. Entro 24 ore dovranno essere consegnate tutte le armi e munizioni di qualsiasi genere, ivi compresi i fucili da caccia, le granate a mano, ecc. Chiunque, trascorso tale termine, verrà trovato in possesso di un'arma, verrà immediatamente passato per le armi. La consegna delle armi e munizioni si effettuerà alle ronde militari germaniche. [Erano indicate le località] 6. Cittadini mantenetevi calmi e siate ragionevoli. Questi ordini e le già eseguite rappresaglie si rendono necessarie perché un gran numero di soldati e ufficiali germanici che non facevano altro che adempiere ai propri doveri furono vilmente assassinati o gravemente feriti, anzi in alcuni casi i feriti anche vilipesi e maltrattati in modo indegno da parte di un popolo civile. Napoli, 12 settembre 1943 firmato SCHOLL Colonnello
Le "già eseguite rappresaglie" di cui parlava il manifesto erano la somma dei feroci delitti compiuti dai tedeschi nel pomeriggio della domenica di sangue.
Il proclama non ebbe alcun risultato, le armi non furono consegnate, neppure quando i tedeschi prorogarono il termine della consegna. Dal 13 sino al 27 settembre la città, come nave assaltata dai pirati, restò in balia dei tedeschi che continuarono metodicamente il saccheggio dei negozi, dei magazzini, la distruzione degli impianti tecnici-industriali e di tutto ciò che non riuscivano a portar via. Il loro scopo era quello di fare trovare agli Alleati avanzanti da Salerno una città ridotta ad un ammasso di rovine, priva di risorse, di depositi, di viveri.
Per i napoletani che difendevano le loro case, i loro averi, il diritto all'esistenza, furono 15 giorni di martirio, di violenze feroci, di fucilazioni. Non vi fu giorno che non fosse segnato da scontri e conflitti con i tedeschi, ogni quartiere ebbe il suo episodio di eroismo, ogni casa la sua croce.
Ma il terrorismo tedesco anziché il panico, provocava la ribellione. L'odio si accumulava, la rivolta covava e saliva di ora in ora. L'istinto di conservazione aveva il sopravvento; spinti dalla disperazione, posti a scegliere tra la vita e la morte, i napoletani sceglievano il combattimento per la vita.
Quando si parla di insurrezione "spontanea" di Napoli, occorre dare alla parola un significato relativo. Spontanea in quanto non vi fu un'accurata preparazione, un piano concreto, degli obbiettivi precisi da parte degli insorti e neppure una direzione coordinatrice ed un comando unico. Ma la rivolta non piovve dal cielo improvvisa come un temporale d'estate, si sviluppò su di un terreno che era stato preparato durante vent'anni. Napoli era una delle città italiane dove l'antifascismo aveva dimostrato la sua vitalità sia nell'ambiente intellettuale che in quello della classe operaia.
Benedetto Croce, Adolfo Omodeo, Arturo Labriola, Roberto Bracco, Roberto Marvasi, Emilio Scaglione ed altri, sia pure in modo diverso e non sempre conseguente, erano rimasti durante il periodo della dittatura, antifascisti, non si erano piegati né alle lusinghe, né alle minacce, mentre l'opposizione comunista non era rimasta in "attesa che la bufera passasse", ma aveva sviluppato attivamente la lotta nelle fabbriche e tra i lavoratori per opera soprattutto di Emilio Sereni, Giorgio Amendola, Manlio Rossi Doria, Eugenio Reale, Ciro Picardi, Salvatore Cacciapuoti, Valentino Ventura e molti altri.
|
|
 |