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Le quattro giornate di Napoli |
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Scritto da Aaken
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Al decreto per il servizio obbligatorio di lavoro hanno corrisposto in quattro sezioni della città complessivamente 150 persone, mentre secondo lo stato civile avrebbero dovuto presentarsi oltre 30.000 persone. Da ciò risulta il sabotaggio che viene praticato contro gli ordini delle forze armate germaniche e del Ministero dell'interno italiano. Incominciando da domani, per mezzo di ronde militari, farò fermare gli inadempienti. Coloro che non presentandosi sono contravvenuti agli ordini pubblicati, saranno dalle ronde senza indugio fucilati. Il Comandante di Napoli (10)
Quest'ordine bestiale di fucilare sul posto coloro che non si erano presentati il giorno prima, gravissimo errore da parte dell'occupante, giocò a favore dell'insurrezione perché i giovani che dovevano essere "mobilitati" per il lavoro obbligatorio in Germania, furono spinti a "mobilitarsi" per difendere la loro vita. Il Comando tedesco aveva fornito così i combattenti per l'insurrezione patriottica.
All'indomani, proprio com'era stato annunciato dal manifesto, i tedeschi come orde infuriate, invadevano la case, fermavano i tram, bloccavano le strade, razziavano gli uomini, vecchi, giovani, persino ragazzi, fucilavano sul posto chi tentava il minimo gesto di resistenza o veniva trovato in possesso di un'arma.
L'odio contro l'invasore era al colmo, la popolazione sapeva che gli Alleati avevano già occupato Capri, Procida, Ischia, si accrebbe in tutti la decisione di lottare, di combattere piuttosto di lasciarsi deportare in Germania. La caldaia era in ebollizione, stava per scoppiare.
Una ventina di ricoverati all'ospedale degli Incurabili, in maggioranza ex confinati politici che si trovavano colà per malattia, si riunirono, discussero il da farsi e decisero: "domani ci armiamo e scendiamo in strada". In quei giorni erano riusciti a procurarsi ed a nascondere nelle cantine dell'ospedale e nelle casse della sala mortuaria, 3 mitragliatrici, alcune decine di fucili, cassette di proiettili e centinaia di bombe a mano.
Alla sera del 27 alcune navi apparvero all'orizzonte, si credette trattarsi di un imminente sbarco degli Alleati. Impresa impossibile poiché il porto era notoriamente sbarrato da estesi cordoni di mine, ma nelle ore in cui la confusione, l'indignazione, la misura erano al colmo, ogni luce all'orizzonte appariva come un'ancora di salvezza, si immaginavano cose che un minuto soltanto di riflessione sarebbe stato sufficiente a considerarle irreali.
Non si sa chi lanciò il grido, chi lanciò il sasso, quale quartiere per primo fece cantare la mitraglia innalzando la bandiera della rivolta. Già nella sera e nella notte del 27 soldati tedeschi in diversi punti della città vennero attaccati, uccisi o fatti prigionieri. A S. Elmo, al distretto di Foria, a S. Giovanni a Carbonara, al Vasto giovani patrioti penetravano nelle caserme e conquistavano armi e munizioni. Carabinieri, agenti di polizia, operai e intellettuali, donne del popolo, artigiani, tutti uniti assaltavano i depositi di armi e munizioni in diversi punti della città. Delle armi vennero fornite persino dal convento delle monache di via Conte della Cerra e dall'Albergo dei poveri di piazza Carlo III.
Durante la notte si sparse la notizia che gli inglesi sbarcati a Pozzuoli e a Bagnoli, stavano arrivando, al mattino del 28 la lotta infuriava in tutti i quartieri, dai tetti delle case, dalle finestre, dai muraglioni si sparava sui tedeschi; questi sin dalle prime ore del mattino avevano smesso di invadere le case per effettuare i rastrellamenti, ma da piazza Dante una colonna di tedeschi stavano spingendo alcune migliaia di giovani catturati. Gruppi di insorti non poterono intervenire immediatamente per la forte superiorità dei nazisti, ma i giovani sarebbero stati presto liberati dalla rivolta che si estendeva con la rapidità d'un incendio.
Si combatte nella zona Ferrovia-Vasto, a S. Giovanni Carbonara, sulla collina del Vomero, a Stella, a Materdei, al Rettifilo, a Foria, a Monteoliveto. Le sparatorie improvvise che si accendono e si spengono rapidamente testimoniano che si tratta di azioni sporadiche, non inquadrate, di iniziative "spontanee", ma via via gli scoppi si fanno più frequenti, i colpi si susseguono gli uni agli altri, i parabellum sgranano in continuità.
Giovani, militari e ufficiali, ex prigionieri, patrioti ed antifascisti rimasti nascosti, sino a poche ore prima, uscivano dagli scantinati, dalle grotte, dai vicoli e armati scendevano a gruppi nel centro dei quartieri e della città. Particolarmente aspra la lotta alla Speranzella, in via Poveri Bisognosi. I tram vengono rovesciati per impedire il passaggio ai carri armati tedeschi, barricate vengono erette in via Duomo, a porta S. Gennaro e nei vicoli che sboccano al rettifilo.
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