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Pagina 7 di 10 I tedeschi tentano un'azione in forza per reprimere l'insurrezione. Unità motorizzate situate al campo sportivo al Vomero fanno una sortita, riescono ad avere un provvisorio sopravvento in alcuni punti e catturano 47 cittadini che rinchiudono nel campo sportivo coll'evidente intenzione di servirsene come ostaggi.
Le macchine tedesche sembrano impazzite, sfuggendo ad un gruppo di insorti incappano in un altro, i carri armati imboccano una strada e se la trovano improvvisamente ostruita da una barricata, in altri punti vengono immobilizzati da arditi attaccanti, le bottiglie "Molotov" dimostrano la loro efficacia. La lotta continua seppure senza un'unica direzione, ma estesa e dilagante come lava inarrestabile per tutta la giornata.
Verso sera la battaglia si fa più serrata ed organizzata, non è più la caccia al tedesco o alle pattuglie nemiche isolate, si organizzano gli attacchi ai loro fortilizi, alle loro caserme. Gli insorti dispongono ormai non soltanto di mitragliatrici; ma di cannoni e carri armati.
I tedeschi continuano a battersi perché vogliono lasciarsi aperta la via alla ritirata, essere padroni delle arterie principali e continuare nell'opera di distruzione degli impianti industriali della città. La prima giornata si chiude con successo per gli insorti che all'indomani, 29 settembre, vedono accresciuto il loro numero. Al Vomero la direzione politico-militare viene assunta dal professor Antonino Tarsia. Un altro comando in via Salvator Rosa ha alla sua testa il ten. colonnello Bonomi. La città bassa invece continua ad essere priva di un Comando militare unico e di una direzione coordinata.
I tedeschi tentano ancora di scendere da Capodichino e da Capodimonte, con un frastuono infernale di carri armati che vomitano rabbiose sventagliate di mitraglia. "Il loro fuoco", scrive uno dei combattenti, "era semplicemente terrorizzante. Dalla parte alta della discesa di S. Teresa, sebbene sottoposti a tempestose scariche di mitragliatrici e di fucili, essi tirarono a spazzare d'infilata la rampa di S. Polito, che dovette essere sgomberata da quasi tutti gli armati, salvo pochi animosi eroi. Giunti i Tigre allo sbarramento tranviario, trovandolo davvero ostacolato, manifestarono la loro rabbia con un inutile mitragliamento delle vetture." (11)
Si combatte nei diversi quartieri per tutta la giornata facendo fronte ai ripetuti tentativi dei carri armati tedeschi che vogliono scendere in città con l'obiettivo, non più ormai di domare la rivolta, ma di liberare i loro camerati fatti prigionieri dai patrioti. Questi intanto assediavano il nemico al campo sportivo del Vomero. Gli assediati mancavano di acqua e cominciavano a scarseggiare di munizioni. Anche la situazione degli assedianti peraltro era tutt'altro che facile.
Le trattative per la resa iniziate nel pomeriggio si conclusero abbastanza rapidamente per l'annuncio dell'imminente arrivo degli Alleati. Il comandante tedesco della città col. Scholl chiese di aver libero il passaggio per sé ed i suoi uomini, promettendo in cambio il rilascio degli ostaggi che ancora erano prigionieri al campo sportivo. Vennero liberati nella notte e alle 5 del mattino il colonnello Scholl, sconfitto ed umiliato, transitava per via Roma dirigendosi al Nord. La città era finalmente libera e salva per opera dei patrioti, del popolo e degli antifascisti.
Gli ultimi nidi di resistenza di gruppi fascisti che s'erano dati alla lotta disperata del "cecchinaggio" vennero sbaragliati nella giornata del 30. Si combatte ancora a Porta Capuana dove un nucleo di fascisti asserragliato nella torre non vuole arrendersi e rende impraticabile la zona con sventagliate di mitraglia; il combattimento dura sino a sera anche alla Pigna dove i tedeschi sfogano la loro impotenza sulla popolazione del quartiere. Dalle alture di Capodimonte all'alba del l° ottobre il cannone teutonico tuonava ancora concentrando il suo tiro sulla zona che da piazza Mazzini si stende per via Foria, via Costantinopoli sino a Port'Alba; ma alle 11 del mattino i primi reparti delle unità anglo-americane fanno il loro ingresso in città e pongono rapidamente fine all'opera criminale di un nemico che inutilmente sfogava la sua bestialità cannoneggiando la popolazione inerme.
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