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Pagina 1 di 3 Intervento del prof Paolino Vitolo alla conferenza su "Il dissenso nella Marina Italiana all'otto settembre 1943" organizzata dall'I.S.S.E.S. - Istituto di Studi Storici Economici e Sociali il 12 novembre 2003 in Napoli - Sala Consiliare della Provincia - Convento di Santa Maria la Nova.
Carlo Fecia di Cossato. Chi era quest’uomo? Domanda forse retorica per il pubblico di questa sala, ma supponiamo di essere come quei giovani (o anche meno giovani) la cui cultura è stata forgiata, purtroppo, da certo qualunquistico conformismo sinistroide o, peggio, dalla televisione e dagli altri mezzi di informazione e di spettacolo di massa.
Se avessimo avuto una tale educazione, l’uomo di cui vogliamo parlare stasera potrebbe esserci sconosciuto. E allora la prima idea che ci sarebbe venuta spontanea, visto che siamo nel nuovo millennio, la prima idea per saperne di più sarebbe stata quella di andare a interrogare internet, questa specie di pozzo senza fondo di informazioni (non di sapere – si badi bene) più o meno utili. L’abbiamo fatto ugualmente e ci siamo subito imbattuti niente meno che nel sito ufficiale della Marina militare italiana all’indirizzo http://www.marina.difesa.it/storia/MOVM/Parte06/MOVM6050.htm. In esso a Carlo Fecia di Cossato sono dedicate due pagine. Un po’ pochino per farsi un’idea precisa, soprattutto se ci caliamo nei panni di quell’ipotetico giovane, la cui cultura sia stata forgiata coi metodi prima accennati. Che sia stato un bravo comandante di sommergibili si accerta dalla sfilza di decorazioni ricevute, ma per il resto le idee rischiano di confondersi ancora di più. Dopo un bel po’ di affondamenti in oceano Atlantico di naviglio mercantile di nazionalità non precisata (ma presumibilmente inglese o alleata, visto che quello – fino a prova contraria – era il nemico) segue un “vittorioso scontro” a Bastia, in Corsica, contro 7 unità tedesche di armamento superiore. La data: il 9 settembre 1945; solo un giorno dopo quel famoso triste 8 settembre in cui l’Italia rese pubblico e ufficiale un armistizio e un voltafaccia (chiamiamo le cose con il loro nome, senza falsi pudori!) già decisi e firmati qualche giorno prima. Segue poi una frase alquanto sibillina: “Seguì poi le sorti della Squadra Navale italiana dirigendo su Malta.”. E per finire, per aumentare ancor più l’alone di mistero, la notizia a bruciapelo del suicidio a Napoli, un mese prima di compiere 38 anni.
Chi fu veramente Carlo Fecia di Cossato? Analizzando la storia della sua breve vita, si vede innanzi tutto che egli fu un gentiluomo, di titolo e di fatto. La sua era una nobile famiglia piemontese, originaria di Biella, col titolo araldico di conte. Il motto di famiglia recitava: “Ex optimo vino etiam faeces” (anche dal vino più buono viene la feccia”, dando così una spiegazione al cognome Fecia, che derivava invece da Fesh, cognome del capostipite giunto d’oltralpe al seguito di Umberto Biancamano. Da sempre i Fecia di Cossato avevano ricoperto importanti incarichi pubblici e, soprattutto dalla fine del ‘700 in poi, si erano dedicati anche alla carriera militare. In particolare il padre del nostro Carlo, che aveva lo stesso nome di battesimo, fu il primo ad entrare in Marina, dove raggiunse il grado di capitano di vascello; in tal modo egli si adeguò in pieno ad una tradizione della nobiltà savoiarda, che, nonostante non avesse il mare a portata di mano, era invece particolarmente legata alla Marina militare. Il tratto comune dei Fecia di Cossato era comunque l’assoluta fedeltà alla monarchia sabauda, e Carlo era perfettamente rispondente a questo prototipo. Per lui la fedeltà al re era ragione di vita: in nessun modo avrebbe solo lontanamente potuto pensare di non obbedire a un ordine che venisse dal suo sovrano. Fin dall’infanzia, Carlo (o Charlot, come veniva chiamato confidenzialmente in famiglia) dimostrò un carattere integerrimo e una profonda e innata dirittura morale. Molto riservato anche se capace di grandi affetti, era completamente chiuso ai compromessi e niente affatto litigioso, anche se un’evidente ingiustizia poteva farlo adirare. Completati gli studi, entrò giovanissimo all’Accademia navale di Livorno, e ne uscì come guardiamarina, dopo aver superato brillantemente gli esami, per imbarcarsi l’11 luglio 1928 sull’incrociatore Ancona. Chiese di diventare osservatore aereo come il fratello Luigi, morto precipitando col suo velivolo in Calabria, ma, proprio per la tragica fine del fratello, il capo di stato maggiore della Maria, ammiraglio Siriani, amico del padre, non volle accontentarlo e lo inviò invece in Cina, dove rimase imbarcato per ben due anni. Saltiamo a piè pari i successivi imbarchi nel Mediterraneo (anche su sommergibili), e ritroviamo Fecia di Cossato alla fine del ’40, a guerra appena iniziata, come comandante in seconda sul sommergibile Tazzoli a Betasom; il 5 giugno del ’41 egli assunse poi il comando dello stesso sommergibile. Qui il nostro Carlo si distinse per l’attaccamento al dovere (in missione non dormiva mai e si teneva sveglio con caffè e sigarette), per la simpatia che riscuoteva presso i suoi marinai, per il sentimento cavalleresco e la generosità nei confronti dei nemici sconfitti. Proprio per la sua grande resistenza fisica rimase imbarcato sul Tazzoli per ben 22 mesi; un vero record ove si considerino le condizioni di estremo disagio su un sommergibile in guerra: spazi ristretti, ambiente malsano, aria irrespirabile per il fetore della nafta, dell’acido delle batterie, del sudore, delle latrine, dei corpi lavati poco e male, costante pericolo di vita e, in più per il comandante, la responsabilità per l’incolumità della sua nave e dei suoi uomini. Fecia di Cossato sopportò tutto questo in modo tanto eccezionale da fargli meritare la stima dei suoi marinai e dei colleghi ed inoltre l’ammirazione degli stessi alleati tedeschi, nessuno dei cui comandanti sommergibilisti era mai arrivato a tanto. In questo periodo affondò quasi 100.000 tonnellate di naviglio nemico, guadagnandosi le medaglie al valore italiane ed anche le croci di ferro tedesche, che abbiamo già visto citate sul sito internet della marina. Al termine del lungo periodo da sommergibilista, nell’aprile del ’43, Fecia di Cossato assunse il comando di una nave di superficie nel Mediterraneo, l’avviso scorta Aliseo, facente parte della 5^ squadriglia torpediniere di scorta.
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