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Luigi Rizzo Conte di Grado e Premuda nacque a Milazzo nel 1887, da una famiglia dalle grandi tradizioni marinare e patriottiche. Suo nonno aveva partecipato all'esperienza risorgimentale del 1848, suo zio si era unito ai Mille di Garibaldi a Marsala, suo fratello maggiore e suo padre prestavano servizio nella marina mercantile. Dopo aver conseguito la licenza d'onore presso l'Istituto Nautico di Messina, inizio' la sua carriera di uomo di mare. Nel 1910 prestava servizio presso Sulina, in Romania, nella Commissione Internazionale del Danubio. Ivi guadagno' una Medaglia d'Oro al Valor Civile per aver salvato un piroscafo durante una tempesta.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Rizzo aderi' alla Regia Marina e venne destinato alla difesa marittima di Grado. Ben presto le sue doti di sangue freddo ed intramprendenza gli guadagnarono il comando di una sezione M.A.S alla testa della quale inizio' una lunga serie di azioni notturne nel golfo di Trieste. Il suo coraggio divenne ben presto quasi legendario, essendo l'Eroe sempre pronto a lanciarsi all'assalto col suo mezzo contro qualsiasi formazione navale nemica. Nel Maggio del 1917 riusci' a catturare alcuni aviatori austriaci finiti in mare, sotto il fuoco incrociato di batterie costiere e aeroplani nemici. Questa azione gli valse la Medaglia d'Argento al Valor Militare.
Nell'autunno dello stesso anno inizio' a prendere corpo il progetto di attaccare la corazzata austroungarica Wien, che stava a guardia della rada di Trieste. Secondo il Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Thaon di Revel, i mezzi piu' adatti a tale scopo erano i M.A.S che, grazie alle loro capacità in termini di manovrabilità, ridotte dimensioni, velocità ed armamento offensivo, erano l'arma ideale per simili ardimentosi colpi di mano. Rizzo si preparo' con cura, attraverso perlustrazioni, simulazioni, rilevamenti. Nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre penetro', al comando del M.A.S 9, nella rada di Trieste e riusci' a lanciare i suoi siluri contro la corazzata nemica che, colpita da due siluri, esplose ed affondo'. Per questa eroica azione, venne insignito della Medaglio d'Oro al Valor Militare: “Per la grande serenità ed abilità professionale e per il mirabile eroismo dimostrato nella brillante, ardita ed efficace operazione da lui guidata di attacco e di distruzione di una nave nemica entro la munita rada di Trieste. “ Nel febbraio del 1918 partecipo' alla beffa di Buccari con Costanzo Ciano e Gabriele D'Annunzio. Dopo quattordici ore di navigazione, alle 22,00 del 10 febbraio, i tre M.A.S. iniziarono il trasferimento dalla zona compresa tra l'isola di Cherso e la costa istriana sino alla baia di Buccari dove, secondo le informazioni raccolte dal Servizio Informazioni dell'Esercito Italiano, sostavano unità austriache sia mercantili sia militari.I M.A.S. riuscirono a intrufolarsi per oltre 80 chilometri, tra le difese costiere nemiche e imboccando la stretta della Farasina, senza che la batteria di Porto Re li scorgesse, raggiunsero la baia di Buccari, dove lanciarono sei siluri contro alcune navi avversarie. Cinque siluri non esplosero, impigliandosi nelle reti di protezione dei piroscafi alla fonda, mentre uno, esplodendo, diede l'allarme. Le unità italiane riuscirono successivamente a riguadagnare il largo tra l'incredulità dei posti di vedetta austriaci, che non credevano possibile che unità di superficie italiane fossero state in grado di entrare fino al porto, e quindi non reagirono con le armi ritenendo che le unità in transito fossero naviglio austriaco. 
Infine il 10 Giugno del 1918 porto' a termine una delle imprese marinare piu' spettacolari di sempre. “Comandante di una sezione di piccole siluranti in perlustrazione nelle acque della Dalmazia, avvistava una poderosa forza navale nemica, composta di due corazzate e numerosi cacciatorpediniere e senza esitare, noncurante del grande rischio, dirigeva immediatamente con la sezione all'attacco. Attraversava con incredibile audacia e somma perizia marinaresca la linea fortissima delle scorte e lanciava due siluri contro una delle corazzate nemiche colpendola ripetutamente in modo da affondarla. Liberavasi con grande abilità dal cerchio di cacciatorpediniere che da ogni lato gli sbarrava il cammino e inseguito e cannonneggiato da uno di essi, con il lancio di una bomba di profondità lo faceva desistere dall'inseguimento, danneggiandolo gravemente”. A comando della sua sezione di M.A.S aveva affondato la poderosa corazzata austriaca Saint Istvàn, dislocante 21600 tonnellate a pieno carico e armata con 12 pezzi da 305mm, 12 pezzi da 150mm, 18 pezzi da 11 libbre e 4 tubi lanciasiluri. Per questa azione venne insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, tramutata poi, con Regio Decreto del 27 maggio 1923, in Medaglia d'Oro al Valore Militare. 
Dopo la guerra, partecipo' nel 1919 all'azione su Fiume di D'Annunzio. Nel 1920 chiese ed ottenne il congedo dal servizio attivo. Lasciava la Regia Marina col grado di Capitano di Fregata, con quattro Medaglie d'Argento e due Medaglie d'Oro al Valor Militare. Venne creato Conte di Grado da Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III di Savoia. Nel 1936 partecipo' col grado di Contrammiraglio alla campagna in Africa Orientale. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale a Rizzo, divenuto Ammiraglio di Divisione per meriti eccezionali, venne assegnato il comando dei caccia-antisommergibili. Questo fu un periodo di amarezze e disillusioni. A causa della cronica “mancanza di mezzi” il Comando della Marina boccio' tutte le sue documentate proposte di organizzazione scientifica della lotta anitsommergibile. L'Italia, paese storicamente povero, era carente delle risorse economiche necessarie per affrontare un conflitto moderno. Il Paese poteva pur schierare in campo degli uomoni d'acciaio come lui, ma mancava dei denari per far fronte alla nuova guerra mondiale. Senza provocare scandalo, si fece esonerare dall'incarico e divenne presidente dei Cantieri Riuniti dell'Adriatico. Per suo ordine, l'8 settembre 1943, avvenuto l'armistizio con le forze Anglo-Americane, vennero affondati i mercantili Duilio e Giulio Cesare, per evitare che cadessero nelle mani dei tedeschi. Per questo motivo venne arrestato dalle forze germaniche e trasferito nel carcere di Klagenfurt. Ivi apprese della morte del figlio Giorgio, comandante di una squadriglia M.A.S., rimasto ucciso da una bomba di Stukas durante i drammatici giorni che seguirono l'armistizio. In seguito venne trasferito presso il campo di concentramento di Hirschegg, dove venne raggiunto dalla figlia Gugliemina. Rientrato in Italia alla fine della guerra, trovò in Italia una forte ostilità nei suoi confronti. Venne sottoposto ad un processo di epurazioni con l'accusa di aver tratto profitto dal regime fascista. L'accusa si dimostro' infondata ma dopo una vita spesa nell'eroico servizio per il suo Paese, l'oblio cadde sul suo nome. Nel 1951 dovette sottoporsi ad un intervento per l'asportazione di un polmone, affetto da un tumore. L'intervento riusci' perfettamente e l'ammiraglio inizio' a riprendersi ma, dopo pochi giorni, inizio' a subire forti crisi di sonnolenza. Il tumore aveva raggiunto il cervello. La fine fu rapida. Luigi Rizzo' mori' con lo stesso stile col quale era vissuto, in silenzio, senza debolezze e senza cedimenti. Ai suoi funerali nella natale Milazzo parteciparono i suoi amici, i suoi compagni d'arme, sopravvissuti ai due conflitti mondiali. Coloro che non lo avevano dimenticato. |