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Pagina 1 di 3 Dopo la fine della prima guerra mondiale, si tentò da parte delle nazioni vincitrici di autolimitare il loro potere bellico al fine di prevenire ulteriori guerre. Vi furono diverse conferenze e furono firmate delle comunicazioni tra queste ci fu quella avvenuta Washington del 1922, che tentò di ridurre il peso bellico delle nazioni, attraversola limitazione del tonnellaggio massimo delle navi di linea, nonché attraverso la fissazione di limiti massimi nei calibri delle navi, in particolare all'articolo VI capitolo I vi era inserito il massimo calibro consentito per le corazzate: 406mm.
Da qui la corsa di tutte le nazioni a propendere per costruire navi al limite del tonnellaggio e con il calibro più elevato possibile e tra queste non poteva non mancare l'Italia alla quale però si posero subito dei problemi di natura tecnica. In primo un cannone da 406mm rappresentava un calibro sconosciuto per l'ingegneria italiana e quindi per poterlo implementare e rendere operativo sarebbero stati necessari parecchi anni di studi solo per progettarne un prototipo, figuriamoci prima di poterne ottenere un numero di pezzi sufficienti ad armare una o più navi. Se a questo aggiungiamo che le corazzate più vecchie Classe Duilio e Classe Cesare, in riammodernamento avrebbero avuto una maggiorazione di calibro da 305 a 320mm si acclarava il fatto che diveniva strategicamente importante poter disporre di un calibro elevato ma ottenibile in tempi ragionevoli. Si decise così di adottare il calibro da 381 già studiato e sperimentato per l'imbarco sulle vecchie corazzate Classe Caracciolo tale scelta controbilanciava il minore peso del proiettile con una maggiore celerità del tiro. Sulle “Caracciolo” il calibro era per la precisioen di 381/40 mentre sulle moderne corazzate sulle quali fu impementato ovvero: Vittorio veneto, Roma, Littorio e Impero il calibro esatto fu 381/50. I Cannoni da 381/50 prodotti in unico modello, furono progettati dall'Ansaldo che li costruirono direttamente per la corazzata Littorio e per l'impero, mentre per la Roma solo una delle tre torri. La OTO si occupò delle restanti due torri nonche di quelle della Vittorio Veneto. Per tali navi furono costruite torri trinate disposte due a prua di cui la torre 2 risultava sopraelevata al fine da poter permettere lo sparo contemporaneo in caccia con tutti e sei i pezzi. Anche la torre di poppa era sopraelevata ma in questo caso per permettere a poppa delle navi la sistemazione degli aerei da ricognizione. 
Dato che premeva la necessità di costruire queste moderne corazzate velocemente si decise di costruire tali pezzi a terra mentre erano ancora in allestimento gli scafi. Ma il problema si presentò nel momento in cui ci fu la necessità di sollevare le imponenti torri per posizionarle nella loro sede definitiva. Nel Tirreno infatti non vi erano pontoni abbastanza grandi per fare ciò, pertanto furono portati da La Spezia e Genova.
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