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Pagina 3 di 3 L'otturatore era a vitone a 4 file discendenti di filettature disposte ognuna su novanta gradi (tipo Welin). Inoltre erano presenti il congegno di sparo, il sistema scacciafumo e 4 freni recuperatori disposti in forma simmetrica rispetto all'asse del cannone. Ogni canna era in una singola culla e questo insieme costituiva la massa oscillante, il cui peso raggiungeva il peso di 102.400 kg; mentre il peso complessivo della torre corazzata era di 1.591.400 kg. Ogni affusto aveva il suo congegno di elevazione indipendente mentre il congegno di brandeggio della torre era unico.
La cadenza di tiro era di un colpo ogni 45 secondi. I proiettili perforanti erano di 882kg con 18kg di carica, mentre la granata dirompente pesava 774kg con una carica di scoppio di 80kg circa. L'elevazione era compresa tra -5° a +35° con una velocità di elevazione di 6° al secondo. Il brandeggio delle torri era di +120° -120°. L'angolo di caricamento era fisso a 15°, pertanto in caso di tiro con elevazione diversa, era necessario riportare le canne a quella angolazione per effettuare il caricamento. Elevatissima era la gittata di ben 42800metri, molto al di sopra di tante altre navi dello stesso calibro, ma anche al di sopra le possibilità di poter osservare la caduta dei colpi da bordo della nave. In tal senso si veda la famosa corazzata Bismarck dove la portata dei suoi 381mm si fermava a 34200 metri, con una velocità iniziale di 820 metri al secondo. L'intento italiano appare chiaro, poter cannoneggiare il nemico prima ancora che possa rispondere al fuoco. Merito di questi risultati erano, la bontà meccanica dei pezzi che sicuramente potevano essere considerati moderni ed al passo con i tempi e l'elevata velocità iniziale dei proiettili. Purtroppo però per ottenere questi ultimi valori si trascurò l'aspetto della tolleranza del peso dei proiettili con il gravissimo risultato di ottenere una elevata dispersione delle cariche. Infatti l'elevata tolleranza della velocità iniziale si traduceva nell'ordine dell'1%. Ora ponendo il valore standard adottato dalla Regia Marina di 900 metri al secondo, risultava uno scarto della velocità iniziale compreso tra +3 metri e -3 metri. Ciò significava che alla distanza di 25000 metri vi poteva essere uno scarto nella gitatta in circa 150metri, con il risultato che se nella stessa salva fossero partiti un proiettile con scarto massimo in difetto e l'altro in eccesso si avrebbe avuto una dispersione di ben 300metri circa!!! Il che sicuramente permetteva un tiro a forcella, ma non permetteva la facile ripetibilità del tiro, rendendo fortunoso e non calcolabile con certezza il suo centramento. Per ovviare a ciò, gli ufficiali di tiro cercavano preventivamente di fare ordinare i proiettili in base a criteri di omogeneità al fine di limitare il problema, ma era chiaro che in un prolungato scontro navale non si avrebbe avuto il tempo per poter effettuare cernita con il risultato di rendere difficoltoso il fare bersaglio, non è un caso che la Royal Navy nei suoi rapporti sottolineò sempre la dispersione dei colpi delle nostre unità. Non è un caso che in tutti gli scontri navali che videro protagoniste le corazzate i calibri da 381mm non centrarono mai il bersaglio. 
Se si esclude la Corazzata Roma, affondata da una bomba razzo tedesca all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre, le altre navi furono internate a Malta ed alla fine della guerra gli alleati fecero tagliare le canne di questi potenti cannoni.
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