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Lo studio della radiotelemetria e radiolocalizzazione è nato in Italia a cavallo degli anni 20-30 per merito delle esperienze di Guglielmo Marconi. Ma i nostri vertici mostrarono scarso interesse limitando i finanziamenti ed il numero di tecnici dipendenti dal R.I.E.C. (Regio Istituto Elettronico e delle Comunicazioni della Marina), portando le Regie Forze Armate ad iniziare le ostilità senza nessun apparato “radar”.
Le gravi conseguenze dello scontro di Matapan diedero la certezza, attraverso le intercettazioni radio, che gli inglesi utilizzassero apparati di radiolocalizzazione mettendo i nostri comandi nella necessità di correre ai ripari (il Pola fu avvistato di notte dall'Aiax che era a 6 miglia malgrado immobilizzato ed oscurato). Fu costituita una commissione unica per le tre forze armate, il Comitato RaRi (RAadiodetector-telemetRI) con l'incarico di coordinare tutto quello che concerneva gli studi in questione. I risultati non si fecero attendere, a dimostrazione che non mancava la capacità. Nella primavera del '41 l'E.C. 3, realizzato nel '40, era il miglior modello sperimentale di RDT (Radio Detector Telemetro) a disposizione del R.I.E.C., diretto sino alla fine del conflitto dal professore Ugo Tiberio e con sede all'interno dell'Accademia Navale di Livorno, al quale era stato affidato dal '36 lo sviluppo di questi sistemi. L'apparato operante ad onda di 70 cm, frequenza ripetizione impulsi 7500 Hz, modulazione intensità impulsi 600 Hz, era costituito da due antenne a forma tronco piramidale (a tromba), una per la trasmissione ed una per la ricezione e fu montato a scopo sperimentale sulla torpediniera G. Carini con risultati incoraggianti, la potenza di trasmissione era modesta ma con elevata sensibilità, con ricezione a 600 Hz. La disponibilità di nuovi triodi Philips porterà alla realizzazione del'E.C. 3 bis con potenza di picco di 1 Kw e frequenza impulsi 1000 Hz che verrà installato nell'agosto del '41, a scopo sperimentale sempre in versione fissa, sopra la torretta telemetrica inferiore della nave da battaglia Littorio ma gli esperimenti diedero esiti disastrosi, soprattutto mancata discriminazione dell'eco. L'esperienze però portarono alla realizzazione dell'E.C. 3 ter. Costruito per l'impiego antiaereo ed antinave, dato che era previsto l'imbarco di un solo apparato, montava triodi 1628 FIVRE con potenza di picco di 10 Kw e fu imbarcato ancora sulla Littorio e nel settembre '42 fornì prestazioni soddisfacenti paragonabili al modello germanico FuMO 21 imbarcato sul cacciatorpediniere Legionario. 
I primi 50 esemplari dovevano uscire dalla collaborazione delle ditte FIMET, FIVRE, Galileo, Marelli e SAFAR dirette e coordinate dal R.I.E.C. Ma alla data 8 settembre '43 erano imbarcate solo su: cacciatorpediniere: Malocello (12/42), Carabiniere, Pancaldo e Fuciliere (1/43), Da Recco (estate 43), Dardo 8/43; incrociatore Scipione Africano (primavera 43), Attilio Regolo e Eugenio di Savoia (estate 43), Montecuccoli; nave da battaglia Littorio (3/42), Roma (8/43) e Vittorio Veneto (6/43); Tra parentesi la data imbarco La versione di serie era resa rotante con l'adozione di un elettromotore che, però, si rivelò di potenza insufficiente in presenza di vento anche solo relativo, con gravi limitazioni, ma il precipitare degli eventi non consentirà la sostituzione del motore incriminato. 
Tipo: E.C. 3 ter “Gufo” Anno: 1942/43 Lunghezza onda: 75 cm Frequenza emissione: 400 Mhz Frequenza impulsi: 500 Hz Durata impulso: 4 millisec. Potenza picco: 10 Kw Angolo copertura orizz.a 10 Km: 6° Angolo copertura verticale: 20° Tempo rotazione: 3 giri al minuto Tipo indicatore: tubo “J” a deflessione radiale con asse distanze circolare Scale distanze: 300/30 Km Portata aerea: 80-120 Km Superficie: 15-30 Km (in base all'altezza di installazione)
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