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A bordo dei sommergibili al fine di poter ingaggiare il nemico è installato un periscopio di attacco in grado non solo di poter osservare il mondo esterno, ma anche di fornire informazioni cruciali al lancio dei siluri. Sui battelli moderni questo strumento è stato quasi del tutto sostituito da una molteplicità di sensori, alcuni dei quali inseriti direttamente nel siluro in grado di acquisire con estrema precisione un bersaglio. Invece durante la seconda guerra mondiale l'unica informazione attendibile era quella visiva, gli idrofoni infatti non consentivano di avere dati sufficienti al lancio, ed anche con un ottimo idrofonista a bordo le possibilità di centrare una nave senza vederla erano poche. La vista quindi era il "sensore" fondamentale.
Al fine di servire meglio l'occhio di un Comandante, sugli u-boot tedeschi della seconda guerra mondiale vi erano due periscopi, uno di ricerca e l'altro di attacco che servivano con l'unità in immersione, in superficie invece si usava un grosso binocolo telemetrico dotato di un sistema ottico di stabilizzazione che permetteva di annullare il rollio ed il beccheggio del battello permettendo un più semplice puntamento del bersaglio. Questa ottica serviva in luogo del periscopio di attacco in quanto per adoperare quest'ultimo si sarebbe dovuto issare dalla sua sede con il risultato di diventare più facilmente individuabili. Di tale strumento furono prodotte diverse varianti che furono imbarcate su vari battelli. Sui Type IA e II trovò applicazione il Torpedo U-boot Ziel Apparat No 1 conosciuto anche sotto la sigla TUZA 1, questo binocolo però era molto lento e complicato da usare, come se ciò non bastasse doveva essere di volta in volta montato e smontato dal suo supporto ogni volta che ci si immergeva, in quanto non era subacqueo. Nel 1936 il modello fu migliorato dalla Zeiss Jena e la sigla fu cambiata in TUZA 2 ma si dovette aspettare la terza generazione per avere un'ottica resistente in immersione, per la precisione era testato fino a 90 metri di profondità (TUZA 3). Con la produzione di nuove classi di battelli la Zeiss Jena nel 1939 progettò un nuovo modello chiamato UbootZieloptik, conosciuto meglio col suo acronimo UZO. Furono prodotte due versioni: L'UZO 1 che equipaggiò i Type VII L'UZO 2 che equipaggiò i Type IX La diversità dei modelli consisteva molto semplicemente nel differente supporto su cui erano montati. 
Particolarità dell'UZO è che era dotato di collegamenti meccanici con un calcolatore analogico (il TDC) che elaborava in automatico i dati dello stesso (o del periscopio di attacco), prelevava i dati della girobussola nonchè quelli relativi alla velocità del battello. Altri dati dovevano essere inseriti a mano nel calcolatore e lo stesso forniva tutto il necessario per il lancio dei siluri. L'UZO quindi rientrava come centro di informazioni necessarie del TDC per una elaborazione veloce dei dati. 
Tale "binocolo" era sistemato su una base a forma cilindrica con vertice a tronco di cono interamente rotante e fissata su una scala graduata (gradi angolari) ad anello, quest'ultima era fissa (non ruotava) e lo zero corrispondeva alla prua dell'unità, in pratica ciò permetteva di conoscere l'angolazione del bersaglio rispetto alla propria prua. La distanza la si otteneva grazie al sistema telemetrico di cui era dotato: attraverso una ghiera micrometrica si regolava lo strumento fino a fare sovrapporre le immagini, e quando ciò avveniva si poteva conoscere con una certa precisione la distanza dal bersaglio. Aveva un ingrandimento di 7x50 garantendo quindi un buon potere ottico ma soprattutto un'ottima luminosità specie in condizioni di scarsità di luce, del resto un attacco di superficie lo si faceva soprattutto di notte. Era impermeabile fino a 90 metri, ma questa caratteristica divenne presto insufficiente a causa soprattutto dei nuovi sistemi di scopera delle unità antisommergibili che costringevano sempre più spesso i Comandanti ad andare ben oltre quella soglia, pertanto era prassi ordinare lo smontagglio del binocolo prima di ogni immersione. In caso di avaria o danneggiamneto dell'UZO ogni unità aveva in dotazione come scorta un TUZA 3. 
Sebbene dotati di ottime caratteristiche non furono esenti da difetti: Complicati da usare, gli ufficiali dovevano seguire uno speciale corso in accademia per poterli addestrare al meglio al loro funzionamento, ciononostante molto spesso l'UZO non era in grado di registrare le piccole variazioni del bersaglio con conseguente perdita di precisione nei dati di lancio. Inoltre le angolazioni utili in cui effeftivamente si poteva traguardare l'obiettivo erano ricomprese tra i -110° ed i +110°. Con l'avanzare della guerra i sommergibilisti tedeschi manifestarono la necessità di poter usufruire di un binocolo telemetrico più efficiente, per questo la Kriegsmarine indì una gara di appalto tra quattro diverse industrie e tra queste prevalse la Siemens che ebbe la possibilita di produrre l'UZS4, correva l'anno 1941. Tra le caratteristiche salienti di questo modello, la più importante consisteva nella nuova ottica firmata sempre Zeiss da 10x80, garantendo quindi un sensibile aumento di ingradimento e contestualmente senza sacrificare la luminosità in presenza di scara illuminazione che fu addirittura incrementata.
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